RECENSIONE Marco Mengoni – Materia (Pelle)

RECENSIONE Marco Mengoni – Materia (Pelle)

6 Ottobre 2022

Sono passati già dieci mesi dal primo capitolo di Materia, sottotitolato Terra, ed oggi ci troviamo a parlarvi del secondo attesissimo capito di questa trilogia, che prende il sottotitolo di Pelle.

Materia (Pelle) mira a raccontare e celebrare il valore della complessità e la diversità che si nutre di mix e suoni presi da tutto il mondo che si sposano con atmosfere urban, elettroniche e le più classiche ballate pop. Un album di ricerca e di collaborazione, realizzato coinvolgendo esperti di sonorità provenienti da tutto il mondo per dare la forma migliore alle sonorità e ai ritmi che caratterizzano questo disco. La regola che ha condotto la genesi di questo nuovo progetto è approfondire e farsi attraversare dalla diversità per arricchirsi. Il disco è sicuramente un degno erede di Materia (Terra), se volessimo trovare una nota forse stonata è la sensazione che manchi un tassello per il raggiungimento di una sorta di completezza, come se non ci fosse quel brano che ti resta marchiato addosso e che vuoi riascoltare subito.

Voto: 7

Gli elementi di “Materia (Pelle)”

IL RICORDO

Il ricordo si può dire essere la base di Materia (Pelle), un album pieno di immagini sensoriali che il cantautore stesso ha provato e ha raccontato tramite i versi di queste quindici canzoni. Ad esempio Respira nasce da un momento emotivamente molto forte per la vita di Marco, in mezzo alla strada, un completo blackout che ha innescato dei flash, dei pensieri e dei ricordi. Marco ci ha raccontato di essersi seduto per terra durante questo momento di buio, di non essere stato in grado di parlare o di comprendere cosa gli stessero dicendo in quel frangente, tuttavia nella stesura poi del pezzo ha deciso di esorcizzare quel momento, vestendolo con dei colori e dei suoni in contrapposizione forse con quello che racconta.

LA CONTAMINAZIONE

Materia (Pelle) ha una matrice di contaminazione molto ampia, siamo partiti dal racconto che Marco ha fatto, di aver effettuato il test del DNA dal quale è emerso che ha geneticamente origini italiane per il 35% e che voleva trasferire questa proporzione anche in questo progetto, un 35% italiano e un 65% preso da culture, suoni, esperienze, racconti diversi e lontani geograficamente. Unatoka Wapi è la sintesi di questo concetto, un brano scritto a quattro mani con Fabio Illaqua (co-autore già di molti brani appartenenti ad Atlantico) che partiva con una produzione e un arrangiamento fatto d’istinto e di gusto personale e successivamente affidato a Cristiano Crisci, che si può dire un esperto di ritmica africana, che ha rilevato da subito un problema etico nel pezzo, così come era concepito e ne ha aggiustato il tiro.

I CARDINI DEL DISCO

Alcuni testi sono nati e cresciuti per primi e altri si sono accodati, seguendo il filone intrapreso dai precedenti. Tra i brani che sicuramente hanno dato origine al progetto troviamo Unatoka Wapi, Respira e Ancora una volta, mentre brani come Attraverso Te si è andato ad aggiungere nel tempo.

L’EMPATIA

Parlando di Marco spesso ci troviamo a sottolineare l’aspetto empatico che dimostra con le sue canzoni e i suoi dischi, che in questo caso emerge particolarmente. Un brano di “Chiedimi come sto” tratta dell’importanza che si dovrebbe attribuire alla frase Come stai? e all’altra persona, è una domanda che spesso viene posta con superficialità e qui Marco fa emergere il suo desiderio che fosse invece fatta con consapevolezza e puro interessamento. Immergersi nell’altra persona, conoscere veramente, Attraverso te, attraverso l’altro, è una dichiarazione di volontà, di arricchimento personale, prendendo dall’altro qualcosa, comprendendosi e capendosi in fondo. Mengoni ha approfondito il concetto portando anche in questo caso il suo ricordo:

Il periodo di immobilità causato dall’operazione al ginocchio è durato un mese, sono stato completamente dipendente dalle altre persone, e lì ho capito un sacco di cose, questa cicatrice mi ricorderà sempre delle persone che ci sono state e di quanto ho sofferto nell’aver bisogno degli altri.

IL COLIBRI’

Caro amore lontanissimo, brano scritto da Sergio Endrigo nel 1973, è un pezzo tirato fuori dal cassetto dalla figlia Claudia Endrigo che lo ha proposto a Marco. Il metodo di scrittura è totalmente diverso da oggi è stato registrato in presa diretta con l’orchestra, il cantautore ci ha raccontato di quanto gli ricordasse quei pezzi larghi e ariosi dei Sanremo anni ’70 e ci ha confidato il suo essersi emozionato nel primo approccio in studio con il pezzo. Caro amore lontanissimo fa parte della colonna sonora di un film, Il Colibrì, tratto dall’omonimo libro e che uscirà nelle sale il 14 ottobre, e che verrà presentato con la presenza di Marco all’inaugurazione della Mostra del Cinema di Roma, il 13 ottobre.

NERUDA

Marco Mengoni parlandoci del brano Neruda, ci racconta della passione e della voracità che gli scaturisce quando qualcosa gli interessa veramente, l’abitudine di divorarla ad ogni ora del giorno, prendendo delle fisse quasi. Da questo concetto nasce l’esigenza in tutti i dischi di dedicare qualcosa alle figure che lo hanno segnato, Amalia Rodrigues, Muhammad Ali e anche in questo caso è accaduto con Neruda. Neruda è la trasposizione e il racconto del superamento di un malanno, di un percorso di malattia.

LE COLLABORAZIONI

Tutte le collaborazioni di questo disco sono nate da un confronto diretto in studio o in momenti più ludici, a parte quella di Bresh in cui per motivi logistici non si è potuto fare.

Ho cantato otto anni fa all’auditorium con Samuele Bersani, ho conosciuto una bellissima persona, si è creato un bel legame. E’ una persona molto divertente, avevo chiesto un giudizio su questo pezzo e lui mi ha risposto “Io voglio esserci” e così è nata la collaborazione. E’ una di quelle persone che ti capisce al volo.

Con La Rappresentante di Lista, ci eravamo incontrati a Verona, siamo entrati subito in simpatia, ci siamo visti una decina di volte in studio, soprattutto per la volontà di interagire, dialogare e di dibattere e da questo ne è scaturito questo pezzo.