Gli artisti devono pensare solo a cantare?

Gli artisti devono pensare solo a cantare?

29 Luglio 2022

E’ inutile, la crisi di governo e la conseguente tornata elettorale imminente non può non aver agitato le acque in tutti i campi, oggi vogliamo però soffermarci su ciò che è stata la reazione da parte degli artisti italiani ai vari movimenti politico-sociali in questi anni.

Partiamo da una domanda, la domanda che probabilmente si saranno sentiti dire tutti quanti i cantanti italiani, sia di destra che di sinistra, in merito all’espressione di una loro opinione: “Pensa a cantare e non alla politica”. Qualche giorno fa mi è capitato di seguire un talk politico in cui un giornalista esprimeva la sua opinione in merito alla qualità di influenza che possono avere gli artisti e i personaggi del web sulle elezioni, ed esso era assolutamente convinto che non avessero alcun tipo di influenza sul voto del 25 settembre e anzi, ha affermato che i commenti sul web di questi artisti fossero finalizzati al catturare l’attenzione del pubblico, come fosse una mosse di hype. La visione oscurantista di tutti questi temi, vorrebbe che le persone famose si astenessero dall’esprimere un’opinione su un fattore di interesse nazionale, quindi anche pertinente alla loro qualità di vita, e che facessero quasi voto di silenzio per non si sa bene quale motivo.

In questi anni molti si sono espressi su varie controversie politiche, ognuno con il suo modo, con i suoi toni, più o meno direttamente sulla situazione politico-sociale di questi anni, dalle più recenti Elodie e Giorgia, che hanno commentato il compendio di ricette mirate al risanamento per il paese di FDI di Giorgia Meloni, a Marco Mengoni che si è espresso prima sui vaccini nella trasmissione di Lilli Gruber portando la sua esperienza personale, poi sulla ricandidatura di Mattarella e ironicamente sulla caduta del governo Draghi.

I Maneskin si sono schierati apertamente contro Putin e ogni forma di dittatura, Fedez è stato protagonista della discussione del DDL Zan, di una querelle con la Rai per il suo intervento al concerto del Primo Maggio a Roma in cui riportava frasi si stampo omofobo dette da esponenti della politica e in occasione dell’uscita di “Disumano” aveva acquistato provocatoriamente il dominio “Fedez elezioni 2023” scatenando per una settimana talk televisivi a catena sull’argomento. Emma negli anni si è sempre distinta per la sua scesa in piazza per i più deboli, cosa che in passato le è anche costato l’appellativo di “populista” da parte di molti giornalisti. Francesca Michielin si è dimostrata molto attenta a tutto ciò che sono le politiche di inclusione e la politica green tanto da presentare un programma su Sky di approfondimento lo scorso inverno.

La Ferragni invece è stata costretta a parlare pubblicamente della dilagante violenza di Milano, interloquendo tramite social con il sindaco Sala, e il commento che ne è scaturito da gran parte del mondo del web è stato: “Avranno rubato a casa di qualche suo amico riccone”. I commenti misogini e scurrili rivolti a queste persone per il solo motivo di essersi espressi su una questione di attualità, sono qualcosa di aberrante ma spiegano molto bene il tenore del discorso e delle argomentazioni che il web e spesso i giornalisti offrono su questo tema.