Francesca Michielin, la quarta puntata del podcast “Maschiacci – Per cosa lottano le donne oggi?”

Francesca Michielin, la quarta puntata del podcast “Maschiacci – Per cosa lottano le donne oggi?”

15 Aprile 2021

Dal 25 febbraio, nel giorno del ventiseiesimo compleanno di Francesca Michielin, arriva sulle piattaforme di streaming Maschiacci – Per cosa lottano le donne oggi?, il primo podcast ideato e condotto dalla cantautrice, che intervisterà donne e uomini con punti di vista differenti, facendosi rappresentante di una generazione che lotta contro gli stereotipi di genere, alla ricerca di nuovi spunti di riflessione.

Perché un uomo che scrive le sue canzoni è per tutti un cantautore, mentre una donna che scrive le sue canzoni per tutti è solo una cantante?
Chi ha deciso che gli uomini si possono vestire solo di certi colori?
Perché le femmine non possono giocare a calcio o intendersi di sport?
Chi ha stabilito che c’è un femminismo giusto e uno sbagliato?

Queste alcune delle tematiche che tratterà Maschiacci – Per cosa lottano le donne oggi? già disponibile su tutte le piattaforme di streaming e podcast, con l’obiettivo di capire, anche attraverso giochi e momenti di leggerezza, dove cade e perché esiste la linea di confine tra ciò che una femmina può e non può fare.

Francesca Michielin quinta puntata podcast “Maschiacci – Per cosa lottano le donne oggi?”

L’ospite della quinta puntata è Beatrice Venezi, direttore d’orchestra riconosciuta, a soli trent’anni, tra i migliori del suo settore, inserita nel 2018 dalla rivista Forbes tra i 100 under trenta più influenti al mondo, e rappresentante a tutti gli effetti di una grande rivoluzione di genere. Un nuovo incontro inedito per la serie della cantautrice, disponibile a cadenza quindicinale sulle principali piattaforme di streaming e podcast.

Francesca e Beatrice iniziano subito a raccontarsi e oltre a scoprire molte passioni comuni, tra cui la musica degli anni ‘90 e Dawson Creek, sanno di condividere un importante ambiente accademico, il conservatorio, tradizionalmente patriarcale e fitto di stereotipi contro cui lottare:

A tal proposito io credo che non ci sia nulla di più efficacie dell’esempio che si può dare impegnandosi in quello che si fa e sono anche convinta del fatto che tanto succederà con il ricambio generazionale, già ora infatti percepisco una grande differenza nella modalità di recepire la figura femminile della leadership tra musicisti over cinquanta e un’orchestra più giovanile.” – racconta Beatrice – “Una donna deve dimostrare il 300% in più rispetto a un collega uomo: alla fine del mio secondo anno in conservatorio, passai l’audizione per accedere a un concerto premio e mi venne affidato un programma di musica del ‘900. Nonostante questa grande soddisfazione ricordo che tra i professori girasse la voce ‘ma come? affidare un concerto così difficile a una donna?’” Nella storia, infatti, le musiciste sono sempre state dimenticate, ed è questo che Beatrice Venezi racconta nel suo libro Le sorelle di Mozart. Storie di interpreti dimenticate, compositrici geniali e musiciste ribelli

Francesca punta tutto sull’educazione, pensa sia importante avvicinare le bambine all’idea di poter aspirare a dirigere un’orchestra, e chiede quindi a Beatrice come questo si possa realizzare: 

Quest’immagine deve riuscire ad entrare nell’immaginario collettivo perché fino ad ora i modelli sono sempre stati uomini. La direzione d’orchestra è molto fisica, tramite i gesti passano delle idee musicali, e il corpo femminile è estremamente diverso da quello maschile. Per me è stato difficile non avere role model, anche perché l’accademia spesso e volentieri ti insegna a replicare dei modelli. Credo sia giusto, piuttosto, educare a tirar fuori il meglio da ogni persona e quello che spero è di poter spronare e incuriosire le giovani bambine! – spiega Beatrice.

Il cambiamento parte anche e soprattutto dal linguaggio. Si è recentemente discussa la scelta di Beatrice Venezi di farsi chiamare direttore anziché direttrice, e se Francesca pensa si debba dare importanza ai femminili per scardinare l’idea che certi lavori siano principalmente da uomini, la Venezi ritiene che sia meglio usare il neutro o un inclusivo: 

Credo più nel rovescio della medaglia, cioè che il linguaggio sia un’estensione del pensiero, una conseguenza di ciò che accade all’interno della società e non sono molto convinta che questa sia la giusta battaglia. Secondo me si dovrebbe parlare di ‘ruolo’: uno e neutro, indipendentemente che siano uomini o donne a svolgerlo, con parità di opportunità e salario.

Francesca pone infine a Beatrice la domanda che chiude ogni puntata di MASCHIACCI: “per cosa non vorresti più lottare?” La risposta è sicura e diretta: 

Vorrei non lottare per la parità di accesso ad alcune posizioni, non dover dimostrare che riesco a fare lo stesso lavoro di un uomo, non vedere più evidenziato dai giornali che il direttore d’orchestra è donna, perché questa dovrebbe essere la normalità. Non ci si dovrebbe più stupire della capacità femminili.