Emanuele Aloia, la recensione di “Sindrome di Stendhal”

Emanuele Aloia, la recensione di “Sindrome di Stendhal”

15 Aprile 2021

Sindrome di Stendhal è il titolo dell’album d’esordio di Emanuele Aloia, in uscita venerdì 16 aprile per Sony Music Italy.

Emanuele Aloia, nato a Torino nel ’98, rappresenta una delle novità più interessanti del panorama musicale italiano contemporaneo, una realtà che riesce a distanziarsi anni luce da quello che oggi viene considerato “attuale” e “di tendenza”. Grande appassionato di cultura, arte e musica, a soli 16 anni intraprende il suo percorso discografico da indipendente. Con il brano Girasoli, in cui omaggia il celebre quadro di Vincent van Gogh, conquista il primo posto nella Viral Spotify e la certificazione disco d’oro, ma è con il grandioso successo di Il bacio di Klimt, che Emanuele raggiunge i primi grandi traguardi e diventa mainstream. Il brano ci ha accompagnato in uno dei periodi più difficili della storia contemporanea, uscito in piena quarantena, il brano raggiunge in poche settimane la prima posizione in Viral Spotify e la vetta dei principali digital stores e il secondo posto nella TOP 50 Spotify. Il 16 aprile 2021 esce il suo primo album Sindrome di Stendhal, un vero e proprio racconto dell’universo di Emanuele Aloia, popolato da pittori, scrittori e dalle parole e dai protagonisti delle opere d’arte più famose di sempre: dalla Venere di Botticelli a Banksy, da Romeo e Giulietta all’eterno ritorno di Nietzsche.

L’album si apre con Notte Stellata, il prossimo singolo che uscirà, un pezzo che parte come ballad che ricorda i precedenti singoli, per poi trasformarsi in un up-tempo molto forte. Un cambio di rotta nel ritmo accompagnato da un testo che racchiude in se anche tantissime citazioni, è anche la traccia che ne contiene di più in assoluto all’interno dell’album. L’ascolto prosegue con Mi stai già perdendo, il pezzo preferito dall’artista, un brano intimo ma allo stesso tempo un vero outsider del disco. Ipocrisia è un brano lontano dai precedenti, una denuncia sociale che vuole sensibilizzare l’ascoltatore. Si prosegue con La Monna Lisa, brano che Emanuele Aloia ha dichiarato essere quello che ascolta con più piacere ultimamente. Nasce nel periodo di Girasoli anche il prossimo brano, Schopenhauer, estivo e molto coinvolgente. Arriva a metà disco il grande successo di Emanuele, Il bacio di Klimt, che non necessita di grosse spiegazioni, un brano che racconta una storia in cui ci si sente distanti, anche provando sentimenti molto forti, segue Buongiorno Pricinpessa, scritto quattro anni fa, ripreso in mano e rielaborato fino a farne uscire un brano stile colonna sonora da film. L’urlo di Munch è il tentativo da parte dell’artista di dare un suono e un colore al periodo che stiamo vivendo, segue la nona traccia Quando Dio Ti Ha Inventata, brano non uscito come singolo ma già edito da qualche settimana. Arriva il momento di Girasoli, singolo al quale è più legato l’artista perché è stato il suo primo successo da indipendente ma anche perché si ispira al celebre quadro di Vincent van Gogh. Sindrome di Stendhal, la title track dell’album, Romeo e Giulietta, una vera hit, e Pollicino, brano che dedica alla madre Emanuale, chiudono l’album.

Il disco porta avanti il filone intrapreso dai brani e singoli che lo hanno anticipato, L’urlo di Munch, Il bacio di Klimt e Quando Dio ti ha inventato, una sorta di calderone di piacevolissime citazioni letterarie, musicali, cinematografiche e artistiche. E’ straordinaria la capacità di questo ragazzo, di appena 23 anni, di incuriosire l’ascoltatore, di portarlo involontariamente nel suo mondo, e insinuare in esso la volontà di capire di più di quello che sta ascoltando. Rifletterei sul fatto che, una volta la musica e il canto erano un mezzo di divulgazione, e tutt’ora molte delle basi della nostra cultura ci vengono insegnate tramite delle “canzoncine”, quindi perché non potremmo pensare che un disco come Sindrome di Stendhal possa realmente cambiare le carte in tavola? Chissà quanti ragazzi e ragazze sono andati a scoprire i Girasoli di Vincent van Gogh, piuttosto che L’urlo di Klimt tramite le canzoni di Emanuele Aloia, e ciò è davvero straordinario. In un mondo discografico in cui regna l’esaltazione della superficialità, arriva questo ragazzo e riesce a incuriosire di arte e letteratura su grandissima scala un’intera generazione.