Michele Bravi, il track by track del nuovo album “La geografia del buio”

Michele Bravi, il track by track del nuovo album “La geografia del buio”

28 Gennaio 2021

Sarà disponibile da venerdì 29 gennaio, La geografia del buio, il nuovo album di inediti di Michele Bravi, pubblicato per Virgin Records/Universal Music Italia.

La promessa dell’album

F. Abbate, M. Bravi, F. Catitti, Cheope

Pur essendo semanticamente l’ultima traccia dell’album, questa canzone spiega il percorso svolto dall’artista per trovare la mappa che lo ha aiutato a orientarsi nel buio, spiegando il titolo stesso del disco. Per poter superare un trauma, è innanzitutto necessario che qualcuno assicuri che ciò è possibile. Il buio deve avere un posto dentro ciascuno, come i mobili dentro una casa. Per riuscire a muoversi nel proprio ambiente, bisogna trovare il giusto spazio al dolore, senza che questo prevalga su tutto il resto.

Ho sempre pensato che il silenzio avesse il suono corrosivo di una “U” metallica, una frequenza insistente e claustrofobica. Un silenzio che ha un corpo, uno spessore, una consistenza. Come una sciarpa di lana pungente aggrovigliata tutta intorno al viso. Saper distinguere e ascoltare, in mezzo a quell’assordante vuoto, la promessa che l’alba ci suggerisce tutti i giorni (“il nero si scambia con la luce della mattina”) è la forma di orientamento più grande per gestire il buio.

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Mantieni il bacio

F. Abbate, F. Catitti, Cheope, M. Recalcati

La voce di Michele parte in sordina, accompagnata da un pianoforte dal tocco delicato, ma sporco dei rumori meccanici tipici dello strumento. L’intensità della canzone cresce in modo misurato, fino ad esplodere nel ritornello, in cui si percepisce tutta la necessità del cantante di esprimere l’amore ricevuto, quell’amore che l’ha salvato e ricondotto alla realtà in un momento in cui la quotidianità era diventata scura, ricca di dolore e difficile da sopportare.

Il bacio è l’immagine che, più di ogni altra, trasforma il male in pittura d’oro e la cicatrice del trauma in una poesia. Nel bacio si incontrano il luogo della parola e quello del corpo. Baciarsi nel buio significa trattenersi ancorati al presente, al reale e non perdersi in un fumo di nebbia e dolore ingombrante. Mantieni il bacio sono le parole che Massimo Recalcati ha usato per proteggere il mistero dell’amore in uno dei suoi libri, lo stesso mistero che questa canzone cerca di custodire. Lo stesso che per mesi mi è stato suggerito sul divano grigio di casa mia mentre attraversavo il buio.

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Maneggiami con cura

F. Abbate, M. Bravi, F. Catitti, Cheope

Il brano è una dichiarazione totale di fragilità. Nel momento di massimo dolore ci si deve affidare, mente e corpo, a chi già conosce la geografia di quel buio e sa muoversi in essa. Michele si toglie la corazza che lo proteggeva dal mondo esterno e consegna la sua storia a chi può guidarlo verso la luce.

Le mani che ti guidano nel buio hanno un potere assoluto ed è così che ti trovi ad affidare il tuo corpo e la tua anima e la tua storia alle capacità di chi quell’oscurità l’ha già attraversata. Questa canzone è una dichiarazione di fragilità e l’inno di una devozione nei riguardi di chi sa proteggere, custodire e guidare.

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Un secondo prima feat. Federica Abbate

F. Abbate, F. Catitti, Cheope

È l’unico brano con una collaborazione. Quando si è colpiti da un forte dolore si crea una frattura nell’animo, non esiste un prima o un dopo, ma due modi di sentire e vivere diversi. Una volta superato il trauma, tutto avrà una nuova prima volta, tutto rappresenterà un nuovo inizio.

Non esiste un prima e un dopo per chi ha vissuto un trauma, esistono due livelli differenti di consapevolezza e realtà. Non esistono espressioni con suffisso ri- (rifare, rivedere, ricantare), piuttosto esiste un fare per la prima volta, un vedere per la prima volta, un cantare per la prima volta. In questo battesimo continuo verso un mondo nuovo, è l’amicizia a proteggerti e bastarti mentre dal cielo piovono sassi. Federica Abbate è una delle persone più importanti della mia vita, come un elastico al polso: quello che ti serve sempre quando sei scompigliato e che appena lo togli ti lascia la traccia sulla pelle, pronto a raccoglierti ancora e ancora e ancora.

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La vita breve dei coriandoli

F. Abbate, G. Anastasi, M. Bravi, F. Catitti, Cheope

È uno dei pezzi più intimi dell’album, cantato per la prima volta al Teatro di San Babila a ottobre 2019. Con la voce rotta di chi per molto tempo ha vissuto nel silenzio, Michele racconta il proprio percorso attraverso il buio che lo circondava e di come poi, grazie all’amore, sia riuscito a riscoprire la bellezza delle piccole cose, spesso racchiusa nelle fragilità.

Questa canzone è il racconto personale della voce che mi ha guidato attraverso il buio, della persona che mi ha insegnato la forza travolgente della condivisione del dolore e che ha saputo proteggere la mia voce quando non riusciva a parlare, difendendola da un silenzio che pensavo fosse eterno e insuperabile. Questo disco esiste perché me l’ha chiesto lui.

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Storia del mio corpo

M. Bravi, F. Camba, F. Catitti

Il brano descrive la mancanza di aderenza al reale causata dal trauma, è una dedica d’amore al proprio corpo. Tutte le storie vissute sono scritte sulla pelle, che funge da barriera contro l’esterno, è un rifugio, ma allo stesso tempo diventa il mezzo per rivivere ogni giorno il proprio dolore e superarlo.

Il mio percorso attraverso il buio è stato possibile con l’aiuto dell’EMDR. L’EMDR è un modello clinico e un metodo scientificamente validato d’eccellenza per il trattamento di tutti i tipi di trauma. In questa canzone ho scritto tutto quello che il mio corpo ha sentito sulla pelle durante tutto il percorso medico: la perdita di aderenza dal reale, la dissociazione, le allucinazioni. È una dedica d’amore al proprio corpo che piano piano torna ad affacciarsi sul mondo aggrappandosi con timore alle piccole fessure degli occhi.

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Tutte le poesie sono d’amore

F. Abbate, M. Bravi, F. Catitti, Cheope

Descrive come l’amore possa squarciare il buio creato da un forte trauma. Michele racconta la sorpresa di riconoscersi in altre vite, nonostante le storie e i percorsi diversi. La bellezza di scoprire un luogo dove al posto del buio e del dolore si può trovare una bellezza che commuove e accoglie.

La particolarità del percorso di un’esistenza non può isolarti dal mondo. Traiettorie semplici e complesse di vite differenti si incontrano, come linee della mano, in un luogo di umanità e comprensione e quel senso di solitudine claustrofobica del buio lascia spazio a gesti d’amore potenti e veri.

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Senza fiato

F. Abbate, Cheope

È il pezzo più ritmato dell’album e parla di come sia possibile tornare alla quotidianità. Michele decide di lasciarsi alle spalle il passato, con tutte le conseguenze che ha comportato, e tornare a vivere una vita che lo lasci senza fiato.

Per chi ha incontrato in maniera forte il peso dell’imprevedibile, vivere la quotidianità è una prigione costante sotto l’insostenibile peso di un dramma potenziale. “Senza fiato” è una dichiarazione d’intenti di chi, passo dopo passo, si affaccia fuori dalla porta di casa e smette di nascondere il proprio viso sotto un cappello di lana.

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Quando un desiderio cade

F. Abbate, M. Cerri, Cheope

È la cover di una canzone di Federica Abbate, la quale fa un cameo all’interno della traccia. Nella vita nulla è definitivo, da un momento all’altro tutto può cambiare, quello che prima sembrava stabile improvvisamente scompare, come una stella che cade. Il brano esorta a guardare sempre avanti e puntare a nuovi obiettivi qualsiasi ostacolo e difficoltà si incontri.

Il 16 gennaio di due anni fa, in un momento in cui per me ancora il silenzio era l’unica parola, ho ricevuto un messaggio da Federica: “Questo spazio di silenzio ci darà modo di capire. Ti mando una cosa.” Dopo quel messaggio, una nota vocale. Questa canzone. Era importante avere “Quando un desiderio cade” nella mia geografia del buio perché questa canzone, per la prima volta, mi ha fatto cantare davanti allo specchio sopra la voce di un’amica che ha avuto il coraggio di scriverla e inciderla prima di me.

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A sette passi di distanza

M. Bravi

È un pezzo completamente strumentale, senza voce. Michele suona il pianoforte, raccontandosi come quando ancora non riusciva a farlo con le parole. Questo brano è stato la chiave di volta nel percorso suo guarigione, quando non era ancora pronto a esprimere a voce quello che stava provando, ha iniziato il suo viaggio verso la guarigione esprimendo se stesso nelle note.

La prima canzone che ho scritto durante il silenzio e l’ultima che descrive gli spazi del mio buio. È un brano che ho sentito bisbigliare tra i tasti del pianoforte verticale in salotto dopo che qualcuno mi aveva chiesto, in una lunga nota vocale, di tornare a parlare e soprattutto di tornare a cantare. La mia voce non si sente nel pezzo ma c’è, è solo nascosta ancora. Le mani che suonano il pianoforte sono le mie, incerte e timide. Quella persona a cui il disco è dedicato è ormai dall’altra parte del mondo e non è più una presenza della mia quotidianità. Gabriel García Márquez per descrivere la distanza geografica di due amanti che si rincorrono per una vita scrisse: “Non erano a sette passi di distanza ma in due giorni diversi”.

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