Il riff di Marco Mengoni, Takagi e Ketra ospiti della decima puntata

Il riff di Marco Mengoni, Takagi e Ketra ospiti della decima puntata

5 Gennaio 2021

Arriva il 6 gennaio 2021, su tutte le piattaforme di streaming e podcast, la decima puntata de Il riff di Marco Mengoni.

Marco Mengoni è il primo artista italiano ad aver realizzato un podcast. Il riff di Marco Mengoni è il titolo della serie nata proprio da un’idea di Marco, che è anche autore, sarà una chiacchierata con personaggi appartenenti ai mondi più svariati. Con cadenza quindicinale, ruoterà attorno a un elemento ricorrente nelle vite di ciascuno, esattamente come il riff ritorna e diventa il segno distintivo in una canzone.

Pensavo alla potenza del riff: quando funziona, quando è fatto bene, spesso è la prima cosa che ti ricordi di una canzone – racconta MarcoAllora mi sono chiesto cosa sia un riff nella vita di una persona: una cosa che ti caratterizza, una costante che ognuno riconosce a sé stesso. L’ho chiesto prima di tutto a me stesso, e ora mi è venuta voglia di chiederlo agli altri. Voglio conoscere meglio la vita di alcune persone e voglio scoprire qual è il loro riff!

Il riff di Marco Mengoni torna il 6 gennaio con nuovi ospiti: i produttori multiplatino Takagi & Ketra. Un altro inedito incontro per questa serie disponibile, a cadenza quindicinale, sulle principali piattaforme di streaming e podcast. Takagi & Ketra sono riconosciuti come infallibili hitmaker, hanno collaborato con alcuni dei più importanti artisti italiani e internazionali, hanno collezionato oltre 130 dischi di platino e 1 disco di diamante e, come racconta Marco in questa nuova puntata:

Hanno iniziato a lavorare insieme stravolgendo le classifiche della musica italiana, sfornando un successo dopo l’altro…e non sembrano avere intenzione di fermarsi.

In questa mezz’ora sono molti gli argomenti affrontati, in un dialogo ricco di spunti: dal vero significato del termine tormentone, all’evoluzione del ruolo del produttore, la loro scelta di non apparire nei videoclip, “restando sempre un passo indietro rispetto alla canzone”, passando per il loro rapporto “di coppia” e di come siano proprio sempre le canzoni a metterli d’accordo in caso di divergenze. Takagi & Ketra si soffermano sull’importanza della conoscenza del passato nel loro lavoro, con un tipo di ricerca che definiscono archeologia musicale: 

Il passato musicalmente è tutto. Quello che si poteva fare è già stato fatto. Oggi puoi fare una sorta di ‘archeologia musicale’, che è quello che vogliamo fare noi con il nostro progetto. Ci chiediamo cosa ci abbia colpito nel passato: mi ricordo ad esempio dell’estate del 1990, quando ero a Vasto in spiaggia, e passavano Bamboléo. Ha delle caratteristiche che oggi sono un po’ desuete nella musica, il nostro compito è riuscire a tirarle fuori da quegli anni e inserirle in un contesto attuale, italiano. Proprio come quando si entra in un palazzo storico e si decide di ristrutturarlo, ma senza stravolgerlo. Cerchiamo di mettere nella musica quello stesso tipo di attenzione.

E ancora, svelano i loro inaspettati miti musicali, i Queen “perché erano già troppo avanti in quegli anni” e Ennio Morricone, di cui ammirano la costanza nel lavoro e riflettono sul falso mito della Musa ispiratrice e di quanto invece sia necessario impegnarsi per ottenere un buon risultato: 

Come è stato detto, l’ispirazione è per i dilettanti. Se apri il tuo computer o il blocco degli appunti e ti impegni, l’ispirazione arriva, ma non è una cosa da aspettare a braccia conserte.

Tutto per arrivare alla domanda che chiude ogni puntata e che dà il titolo al podcast, ovvero quale sia l’elemento ricorrente nelle vite dei due produttori che, esattamente come il riff, ritorna continuamente e diventa il segno distintivo nella nostra esistenza così come in una canzone. Ketra svela a Marco Mengoni che la costante che ha caratterizzato tutto il suo percorso, il suo riff appunto, è il non accontentarsi mai e chiedere sempre di più a se stesso. Mentre per Takagi è l’America: gli Stati Uniti e la cultura che sono riusciti a esportare, gli hanno insegnato a sognare. E questo desiderio di continuare a sognare, porta proprio a non essere mai “sazi”, a cercare costantemente di migliorarsi.