INTERVISTA Carmelo Siracusa: “Nei brani che sto proponendo cerco di dare voce a molti aspetti”

INTERVISTA Carmelo Siracusa: “Nei brani che sto proponendo cerco di dare voce a molti aspetti”

10 Dicembre 2019

Da venerdì 29 novembre sarà disponibile in digital download e in streaming Big in Japan, il nuovo singolo del bassista e contrabbassista siciliano Carmelo Siracusa.

Nel brano, ispirato alla celebre canzone di Tom Waits, Carmelo Siracusa parte dal significato del titolo Big in Japan, che in slang british veniva utilizzato per esprimere dissenso artistico nei confronti di chi raggiungeva il successo nel mercato giapponese ma non in quello britannico, per tradurlo in chiave moderna e meno dispregiativa, calandolo nella nostra società moderna. ConBig in Japan Carmelo Siracusa continua il suo progetto reinterpretativo di musica classica e nazional popolare, iniziato con il precedente singolo È come senti, non come pensi, ispirato ad un celebre concerto di musica classica del ‘700 per contrabbasso di Carl Ditters von Dittersdorf.

Ho scelto questo brano di Tom Waits perché come Charles Bukowski è uno degli artisti del ‘900 da prendere maggiormente in considerazione. – spiega Carmelo Siracusa – Sono moltissimi i romanzi, gli spettacoli, i film, i miti e le storie che mettono in scena la dinamica del cercare la propria cosa molto lontano da noi stessi. I personaggi spesso si avventurano lontano da casa, scoprono chi sono veramente, e poi fanno ritorno, in qualche modo diversi e in qualche modo gli stessi di prima. Nel “Signore degli Anelli – Lo Hobbit”, per esempio, i protagonisti lasciano la loro casa per fare un viaggio pieno di colori, luce e oscurità, incontrando varie sfaccettature di loro stessi per poi tornare al punto di partenza, rendendosi conto di cosa c’è veramente. Le loro case non sono cambiate, ma sono loro a guardarle con occhi diversi. In tutto l’arco della storia umana, la ricerca di casa è stata espressa in ogni sfaccettatura della vita: nell’arte, nella musica, nella scienza, nella filosofia. La ricerca di casa va molto, molto a fondo nella psiche umana.

Carmelo Siracusa sceglie volutamente una composizione pop per arricchirla della propria e personale concettualità, sviluppata e coltivata dalla passione per la musica, la letteratura e la filosofia.

“Casa” non è un luogo, una cosa, o una persona. – continua Carmelo È pace. Alle radice, la parola home significa “riposare” o “distendersi”. Come si manifesta questo nella nostra esperienza presente? Viviamo con l’opprimente sensazione che manchi qualcosa nelle nostre vite, non è così? È una sensazione di mancanza, uno strano sensazione di mancanza, come se non fossimo abbastanza, come se ci fosse qualcosa di sbagliato in noi. Da questo basilare senso di vuoto ci avventuriamo nel mondo del tempo e dello spazio in cerca della nostra vera casa, in cerca della pace cosmica, in cerca di sollievo, in cerca della pienezza. Cerchiamo il nostro destino, senza accorgerci che lo stiamo già vivendo. A volte otteniamo perfino ciò che vogliamo, una macchina nuova, una nuova relazione, un nuovo lavoro, un corpo tonico, la fama, l’adulazione, il successo e ci sentiamo pieni e completi per un po’. Ma ben presto quel senso di vuoto ritorna e la ricerca riparte. Non importa quanto completa sia la storia della mia vita, potrebbe sempre essere più completa. O potrebbe esserci meno di quello che non voglio: meno dolore, meno paura, meno tristezza, meno rabbia, meno sofferenza.

Big in Japan è stata scritta e composta da Tom Waits. Nella reinterpretazione di Carmelo Siracusa: arrangiamenti di Giuseppe Nasello, registrazione e mixaggio di Carlo Longo presso NuevArte Studio. Hanno suonato: Carmelo Siracusa – Voce e Contrabbasso; Matteo Amantia – Voce narrante; Teresa Raneri – Voce;  Giuseppe Nasello – Chitarre; Giuseppe Nasello e Carmelo Siracusa – Programmazioni.

Intervista

1. Chi è Carmelo Siracusa? (Breve excursus di prefazione)

Volevo fare il musicista o il veterinario, fin da bambino. La prima cosa che devi fare se vuoi far succedere qualcosa è sognarla, visualizzarla. Devi sentirla tangibile, anche se non lo è. E poi vedi cosa succede. Se credi davvero che qualcosa succederà, cominci a fare piccoli passi nella sua direzione in modo inconscio. Così cominciai prima a far finta di suonare uno strumento, poi a suonarne uno davvero e studiare musica.

2. Con “E’ come ti senti, non come pensi” hai dato il via al tuo progetto di reinterpretazione di grandi classici della musica classica e nazional popolare, che prosegue con questo tuo nuovo singolo, uscito il 29 novembre, intitolato “Big in Japan”. Da dove nasce l’intenzione di realizzare un progetto di questo tipo?

Nasce dalla volontà di trattare argomenti alchemici antichi e farli viaggiare attraverso l’arte fino ai giorni nostri. L’arte è sempre a questo servizio. Carl Gustav Jung, il famosissimo psichiatra, antropologo e filosofo, utilizzava l’arte per questi fini. Quindi nei brani che sto proponendo cerco di dare voce a molti aspetti.

3. In “Big in Japan” parli di un argomento che ricorre spesso soprattutto nel mondo artistico, la ricerca di qualcosa di diverso, che tu esprimi come una fuga da alcuni aspetti che caratterizzano la nostra vita. Racconti questa ricerca come un allontanarsi da quello che ci appartiene per trovare una “nuova pace”, una nuova motivazione. Da cosa pensi dipenda questa volontà da parte dell’essere umano di voler sempre andare alla ricerca di qualcosa che è distante da noi, pur avendo già tra le mani spesso quello che cerchiamo?

Si dice che l’anima si reincarna per fare esperienza. Si dice che arrivi a scegliere perfino il luogo. Purtroppo l’aspetto mentale della nostra personalità trasporta l’anima a fare esperienze diverse che servono anche alla crescita personale. All’inizio di molti musical della Disney, il personaggio principale, sentendosi emarginato in casa propria, canta una canzone sul suo desiderio di avventura, di amore, dì qualcosa che non sembra riuscire a trovare a casa. Quel qualcosa lo porterà lontano, ma alla fine farà ritorno a casa, o ne troverà una nuova, la sua vera casa, il suo vero posto nel mondo.

Beh viviamo con l’opprimente sensazione che manchi qualcosa nelle nostre vite, non è così? È una sensazione di mancanza, uno strano sensazione di mancanza, come se non fossimo abbastanza, come se ci fosse qualcosa di sbagliato in noi. Da questo basilare senso di vuoto ci avventuriamo nel mondo del tempo e dello spazio in cerca della nostra vera casa, in cerca della pace cosmica, in cerca di sollievo, in cerca della pienezza. Cerchiamo il nostro destino, senza accorgerci che lo stiamo già vivendo. A volte otteniamo perfino ciò che vogliamo, una macchina nuova, una nuova relazione, un nuovo lavoro, un corpo tonico, la fama, l’adulazione, il successo. E ci sentiamo pieni e completi per un po’. Ma ben presto quel senso di vuoto ritorna, e la ricerca riparte. Non importa quanto riceva, vuole di più. Non importa quanto completa sia la storia della mia vita, potrebbe sempre essere più completa. O potrebbe esserci meno di quello che non voglio: meno dolore, meno paura, meno tristezza, meno rabbia, meno sofferenza.

4. Facendo un rapido excursus della tua bio non si può non notare e prestigiosissimi premi che hai vinto ma anche i numerosi programmi tv al quale hai lavorato. Qual è il tuo rapporto con la TV e a quale esperienza lavorativa tieni maggiormente.

Pacifico, la guardo soltanto quando sono in relax in hotel. Non ho mai criticato i personaggi pubblici ma cerco nel loro operato delle qualità che mi mancano. Trovare delle qualità in qualcuno infatti non significa giustificare ed approvare il suo operato. Preferisco discernere. Ritengo che l’esperienza professionale più importante della mia carriera sia stata il Festival di Sanremo.