Marco Mengoni, dal 28 ottobre arriva la serie di podcast “Il riff di Marco Mengoni”

Marco Mengoni, dal 28 ottobre arriva la serie di podcast “Il riff di Marco Mengoni”

21 Ottobre 2019

Debutta il 28 ottobre su tutte le piattaforme di streaming e podcast Il riff di Marco Mengoni, che per la prima puntata ha voluto un ospite d’eccezione, il Sindaco Beppe Sala che si racconterà e parlerà di Milano.

Marco Mengoni è il primo artista italiano ad aver realizzato un podcast. Il riff di Marco Mengoni è il titolo della serie nata proprio da un’idea di Marco, che è anche autore, sarà una chiacchierata con personaggi appartenenti ai mondi più svariati. Con cadenza quindicinale, ruoterà attorno a un elemento ricorrente nelle vite di ciascuno, esattamente come il riff ritorna e diventa il segno distintivo in una canzone.

Pensavo alla potenza del riff: quando funziona, quando è fatto bene, spesso è la prima cosa che ti ricordi di una canzone – racconta MarcoAllora mi sono chiesto cosa sia un riff nella vita di una persona: una cosa che ti caratterizza, una costante che ognuno riconosce a sé stesso. L’ho chiesto prima di tutto a me stesso, e ora mi è venuta voglia di chiederlo agli altri. Voglio conoscere meglio la vita di alcune persone e voglio scoprire qual è il loro riff!

Beppe Sala

Una chiacchierata a cadenza quindicinale, con personaggi appartenenti ai mondi più svariati, che ruota attorno a un elemento ricorrente nelle vite di ciascuno, esattamente come il riff ritorna e diventa il segno distintivo in una canzone. Il Sindaco svela a Mengoni che la costante che caratterizza la sua vita è il buon senso, presente in tutte le sue azioni quotidiane, fin dagli inizi della sua carriera. Tra spunti di riflessione interessanti e aneddoti curiosi, Beppe Sala racconta a Mengoni il percorso di consapevolezza che lo ha spinto a candidarsi, la giornata-tipo di un primo cittadino e l’apertura della città alle culture diverse, tratto distintivo di Milano.

C’è sempre qualcuno che ti suggerisce di candidarti, anche gli stessi media, ma io sono stato combattuto a lungo” racconta Beppe Sala. “Ad un certo punto ho sentito il bisogno di stare un po’ da solo con me stesso, di smettere di pesare i pro e i contro sulla bilancia: ho quindi pensato di fare un pezzo di cammino di Santiago di Compostela da solo. Ce l’avevo in testa da tanto tempo, ho preso uno zaino leggero e sono stato 5 giorni a camminare. Ho staccato il telefono, cosa assolutamente impensabile per me: avevo bisogno di “sentirlo” e l’ho sentito.

Il Sindaco torna sul tema dell’integrazione:

L’idea di una Milano aperta ed internazionale, che valorizza le differenze, è la cosa più politica che c’è. Credo tantissimo nel portare avanti un’idea di società che crei valore dall’integrazione e dall’immigrazione, e resisterò anche quando il vento soffierà dall’altra parte. Oggi nelle grandi città questo processo è più naturale e anche un po’ più facile: in giro per Milano senti parlare tutte le lingue, ed è fantastico. 

Non mancano riflessioni sul suo impegno per la tutela dell’ambiente, centrale anche in tutta l’attività di Mengoni:

Le persone sentono l’inquietudine relativa all’emergenza climatica, ma la lotta all’inquinamento comporta dei sacrifici. Questo tema interessa moltissimo ai ragazzi di tutto il mondo, un politico che vuole rappresentarli deve occuparsene, e a me stanno molto a cuore i giovani.

Sofia Viscardi

La seconda puntata della serie Il riff di Marco Mengoni, una chiacchierata a cadenza quindicinale, con personaggi appartenenti ai mondi più svariati, che ruota attorno a un elemento ricorrente nelle vite di ciascuno, esattamente come il riff ritorna e diventa il segno distintivo in una canzone. La prima puntata della serie, con ospite Beppe Sala, ha debuttato il 28 ottobre al primo posto della classifica iTunes e Spotify nella categoria “Cultura e Società”, e l’ospite del secondo appuntamento è la giovanissima youtuber e scrittrice milanese Sofia Viscardi, che racconta il percorso iniziato a 15 anni che l’ha portata ad affermarsi come punto di riferimento dei giovanissimi. Tra social network, serie TV e riflessioni sul futuro delle nuove generazioni Sofia rivela che il suo riff è la sua famiglia, da lei stessa ironicamente definita “disgraziatamente funzionale”, raccontando di quanto il suo rapporto con mamma, papà e i due fratelli più piccoli l’abbia formata sia dal punto di vista emotivo che da quello professionale, e di quanto questa sia presente anche nei momenti più difficili.

Se c’è qualcosa che mi spaventa del futuro è l’idea di fermarmi e di farmi risucchiare da una routine. Smettere di evolvere, lasciarmi sopraffare dalla comfort-zone. Sono una persona che ha sempre bisogno di stimoli nuovi, e li trovo in ciò che faccio ora. Non ho idea di dove sarò tra 10 anni, la sola cosa che vedo nella Sofia del futuro è che sarà mamma, ma per il resto spero solo di non fermarmi mai.

Sofia racconta quello che tutti i giorni impara grazie alla sua attività, e rivela che l’insegnamento più grande l’ha ricevuto da Roberto Saviano:

In questo mio folle percorso online ad un certo punto ho avuto l’occasione di incontrare Roberto Saviano, che mi ha detto delle parole che mi hanno dato grande motivazione quando ho dovuto affrontare gli haters. Mi ha detto che avere qualcuno che ci contesta è una vittoria, perché significa che si è usciti dalla propria zona di comfort e si è arrivati a tutti, mentre ricevere sempre e solo consensi significa rimanere all’interno di una cerchia protetta di persone che saranno d’accordo con te qualsiasi cosa tu dica, e così non si evolve mai.

Anche nell’appuntamento con Sofia, come in quello con Beppe Sala, non è mancato un confronto sul tema dell’emergenza ambientale. Sofia racconta l’approccio dei suoi coetanei e dei più giovani, portando l’esempio della sorellina di 14 anni:

Si è creata una vera e propria coscienza collettiva sul fatto che esiste un problema gigantesco, ed essere tutti uniti per cercare di capire come risolverlo è bellissimo. Questa presa di coscienza sulle generazioni più giovani funziona in modo impressionante: se mia sorella mi vede con una bottiglietta di plastica mi sgrida, e ha ragione. Io alla sua età non avevo questa consapevolezza. Sentivo molto lontano da me tutto ciò che aveva implicazioni nella politica, e non ho mai creduto in una causa così come loro credono in questa. Loro si sentono coinvolti, responsabili, forse proprio perché il paladino di questo movimento è Greta Thumberg, ed è davvero positivo che sentano di avere un ruolo così attivo.

Neri Marcorè

L’ospite del terzo appuntamento è Neri Marcorè, attore, cantante, doppiatore e conduttore televisivo, che ha voluto Marco al suo festival Risorgimarche per l’ultima data di Fuori Atlantico Tour lo scorso 30 luglio, appuntamento che ha registrato oltre 25 mila presenze. I due sono anche stati protagonisti di diversi sketch durante la prima puntata di Stati Generali, il programma di Serena Dandini. Durante la chiacchierata Marco e Neri si stupiscono di quante siano le cose che li accomunano, a partire dall’infanzia: entrambi sono stati bimbi molto timidi, cresciuti in un paesino di provincia, ed entrambi sono figli unici senza legami con il mondo dello spettacolo da parte delle famiglie. Oggi i due condividono la sensibilità, la riservatezza e la passione per i grandi cantautori. Marcorè racconta il percorso artistico che l’ha portato ad essere l’artista trasversale che conosciamo, partito dalla musica e passato poi alle imitazioni, spesso usate come strategia per vincere la timidezza. Grazie alla sua instancabile curiosità ha potuto testare le sue abilità in diversi terreni, e da lì il passo ad affermarsi come attore, doppiatore e conduttore è stato breve.

La musica è importantissima per me, è l’arte che sento più vicina. Negli anni ho imparato a non fare più distinzione tra musica e teatro quando mi esibisco, infatti la forma di spettacolo che più mi rappresenta è quella del teatro – canzone, dove canzoni e monologhi viaggiano su due corsie parallele che si intrecciano, e danno allo spettatore una rappresentazione più completa. Grazie a questa forma ho potuto imbracciare di nuovo una chitarra, e ridare alla musica lo spazio che merita. Non è facile capire quale sia la forma d’arte che ti è più consona, ma spesso è il pubblico che ti aiuta a prendere la giusta direzione.

Neri Marcorè rivela che l’elemento che ha caratterizzato la sua vita, e che ancora oggi continua ad indirizzarla sono i no: saper fare delle rinunce, anche quando non è facile.

Essere stato capace di pronunciare dei no di fronte a proposte lavorative che non erano nel mio stile mi è costato, ma a posteriori è stato fondamentale, perché se avessi accettato mi sarei perso dentro a situazioni che non mi appartenevano. L’anno prossimo festeggio 30 anni di carriera, e il merito di essere arrivato fino a qui facendo esattamente quello che ho sempre voluto fare lo attribuisco proprio alle mie rinunce.

Marco ricorda l’esperienza indimenticabile a Risorgimarche, festival ideato da Marcorè per aiutare le popolazioni colpite dal sisma, e nel ringraziare nuovamente l’attore per aver ospitato l’ultima data del suo tour estivo lo invita a una riflessione sulle consapevolezze maturate grazie a questo progetto.

Ci sono tante cose che mi porto dietro da Risorgimarche. Le sensazioni che ci scambiamo sul palco non vengono semplicemente donate al pubblico: si crea una sorta di energia circolare, che parte dallo splendore dei luoghi e arriva alla bellezza della musica, passando per la generosità degli artisti, grazie all’entusiasmo delle persone di condividere la stessa anima. In quelle poche ore di magia sospesa si possono dimenticare i drammi del terremoto, ed è una cosa che fa molto bene all’anima. Non sono d’accordo con chi sostiene che in quei luoghi c’è solo bisogno di concretezza e pragmatismo, perché ho ricevuto tantissime testimonianze positive di persone che riconoscono di essere state meglio grazie alla musica. Si riesce a toccare con mano l’affetto della gente, stretta nello stesso abbraccio. È indimenticabile.

Antonio Dikele Distefano

L’ospite del quarto appuntamento è lo scrittore ventisettenne Antonio Dikele Distefano, nato a Busto Arsizio da genitori angolani, definito da Marco per il suo eclettismo “lavorativamente onnivoro”. Nel corso della serie Marco ha dialogato con Beppe Sala, Sofia Viscardi e Neri Marcorè. Marco rivela che il personaggio di Antonio l’ha incuriosito fin dai suoi esordi. La sua versatilità l’ha stregato e ha iniziato così a seguirlo sui social, sperando così di carpire di più su di lui, ma senza successo, e ciò non ha fatto altro che alimentare la sua curiosità. È così che Marco ha deciso di ospitarlo a Il Riff. Marco chiede ad Antonio di presentarsi, non sapendo da quale delle sue mille sfaccettature cominciare.

Mi chiamo Antonio Dikele Distefano, ho ventisette anni, e fino a qualche anno fa facevo lo scrittore – racconta – Poi ho scoperto la musica: ho cominciato a lavorare con gli altri artisti, cercando di capire quali sono i loro punti di forza. È una cosa che ho sempre voluto fare quando ero ragazzino. Vedevo Puff Daddy e mio zio mi diceva “Quello è la mente dietro a tutto”. Ecco, ho sempre voluto essere la mente dietro a tutto. Mi occupo anche della direzione artistica degli artisti, e ora sto scrivendo una sceneggiatura. Da grande mi piacerebbe tantissimo diventare un creator: far nascere una serie, un film, un libero da un’idea.

Antonio rivela di non aver ricevuto un’istruzione in senso stretto: si è fermato dopo la terza media, ma grazie alla sua curiosità e intraprendenza è riuscito crearsi un mestiere. Questo anche grazie alle grandi innovazioni apportate da internet e dai social network.

La cosa che dico sempre ai giovani è che io non sono un esempio da seguire: mi sono trovato a diciott’anni che ero veramente ignorante. Però penso di aver reagito bene alla mia ignoranza, cercando di imparare, di studiare, di guardare film. Molti ragazzi, quando vengono in libreria alle presentazioni mi dicono “Io scrivo”, e la prima domanda che faccio loro è: “Ma leggi?”. Perché è fondamentale. Io ogni giorno leggo articoli, cerco di scoprire canzoni nuove, di parlare. La cosa che ho imparato da quando scrivo è che senza gli altri noi non saremmo chi siamo, e oggi internet ci viene in aiuto enormemente in questo. Internet accorcia le distanze, sia geografiche che culturali.

Tra una chiacchiera e l’altra Antonio racconta che il suo mito è Roberto Saviano, che ha scoperto da piccolo per caso facendo zapping e che lo ha letteralmente stregato.

Quando ho visto per la prima volta Roberto Saviano ho pensato “Voglio fare come lui”. Quando ero piccolino non mi piaceva guardare la televisione: Una sera andai per caso su Rai 3, e a “Vieni via con me” c’era Roberto Saviano che raccontava la macchina del fango. Io pensai: “Questo ragazzo sta raccontando questa cosa in prima serata su Rai 3. Che stile. Io voglio riuscire a raccontare le storie come fa lui. 

Il Riff di Antonio? Secondo lui, l’arte di sapere sempre come svignarsela. Come cavarsela in tutte le situazioni, sapendo reinventarsi con la creatività che lo contraddistingue. 

Quando ero piccolo con i miei amici facevamo dei furtarelli: beccavano loro e non me. Nella vita l’ho sempre svignata. Non ho studiato ma ho scritto libri, e ora sto scrivendo una serie. Un mio amico, scherzando, dice siano le preghiere di mia madre. Può essere.

Alessandro Cattelan

Alessandro Cattelan è l’ospite della quinta puntata della serie, disponibile da oggi sulle piattaforme di streaming e podcast. Nella puntata di oggi Mengoni chiacchiera con il conduttore e showman amatissimo dal pubblico, che gli ha raccontato il suo percorso professionale e le figure che lo hanno ispirato. 

La folgorazione che mi ha fatto capire che la televisione sarebbe potuta diventare la mia strada è avvenuta guardando David Letterman Show” – racconta Cattelan– “Nonostante io sia cresciuto con tutta una schiera di programmi divertenti come Drive-In e Mai Dire Gol, prima di Letterman non avevo mai pensato alla televisione.

Tra una chiacchiera e l’altra Alessandro e Marco dialogano su temi fondamentali come l’importanza del rispetto e dell’educazione nella vita di tutti i giorni e della gestione delle critiche sul web da parte degli hater: 

La cosa che mi crea più disagio nella vita è la mancanza di educazione. Sui social non riesco a trattenermi dal rispondere a quelli che hanno la spocchia di volerti insegnare qualcosa: mentre quelli che insultano a volte fanno anche ridere, quelli che ti vogliono spiegare come fare il tuo lavoro mi fanno ribollire il sangue. Con questi mi sono imposto di dialogare nel modo più asettico possibile ed entro un paio di messaggi non parlano più perché hanno solo la voglia di criticare. 

La chiacchierata ruota attorno a un elemento ricorrente nelle vite di ciascuno, esattamente come il riff ritorna e diventa il segno distintivo in una canzone, e prosegue con la rivelazione del Riff del conduttore: la speranza di riuscire a regalare alle persone un sorriso. 

Mi piace pensare che le persone vedendo Alessandro si facciano una risatina, non perché io sia un comico, ma perché nelle cose che faccio cerco di avere rispetto per l’intelligenza del pubblico, sperando di infondere un sentimento positivo. L’idea del Late Show mi piaceva proprio per questo, per essere l’ultima cosa che una persona guardava prima di andare a dormire rilassata.

Vincenzo Mollica

E’ disponibile da lunedì 27 gennaio, la sesta puntata del podcast Il Riff di Marco Mengoni. L’ospite della puntata è Vincenzo Mollica. Da sempre piuttosto riservato, Vincenzo Mollica non è solito rilasciare interviste. La vita però insegna che c’è sempre una prima volta, e questa è la prima volta in cui l’intervistatore per eccellenza ha deciso di farsi intervistare da un Artista.

Ho conosciuto Vincenzo Mollica dieci anni fa, quando ero all’inizio della mia carriera – racconta Marco – in questi anni, di domande me ne ha fatte tante. Per questo Riff si sono invertiti i ruoli perché sono stato io ad intervistare Vincenzo.

Il podcast esce nel giorno del compleanno di Vincenzo Mollica, a pochi giorni dal 70°esimo Festival di Sanremo e dal suo 40°esimo anno di lavoro al TG1. Nulla di preparato, nulla di scritto, una chiacchierata a ruota libera nella quale Vincenzo Mollica ha deciso di raccontare alcune delle storie meravigliose che compongono la sua vita e la sua carriera. L’empatia presente tra i due ha permesso a questa chiacchierata di trasformarsi in una mezz’ora ricca di emozioni.

L’artista vero non cambia mai perché ha i suoi tempi e non si fa mai imporre i tempi della contemporaneità, perché l’artista vero vive senza tempo e segue il suo tempo interiore che è un altro tempo, è il tempo dell’arte– dice Mollica – Tutti questi tecnicismi, questa ossessione per la velocità ti aiuta solo per una cosa: a non capire. Noi non dovremmo accelerare, dovremmo rallentare se vogliamo realmente capire qualcosa di quello che sta succedendo. La tecnica è utile, ma non è tutto. Se quella tecnica non viene riempita di sostanza, rimane un tubo vuoto che non ha niente da esprimere, non ha niente da dire. Per cui, il tempo che io sento e che cerco è quello che gli artisti, quelli veri, mi fanno respirare. A me piace quel tempo lì. Non mi piace il tempo a misura di telefonino. I telefonini fanno il loro lavoro ma io non posso essere schiavo di un telefonino che mi dice come mi devo fotografare o con che velocità devo parlare perché se no, non entro nel minuto che mi è stato concesso o nelle due righe che mi sono state date. La nostra vita ha un grande privilegio: potersi esprimere in maniera libera. E deve fare sempre questo: esprimersi in maniera libera, creare in maniera libera, vivere in maniera libera. Questa è la cosa più importante. Il tempo della vita e il tempo della storia non sempre coincidono, ma quando coincidono è un bel tempo.

Chiacchierando sulla preparazione culturale delle nuove generazioni, Vincenzo Mollica ci descrive come sono per lui i ragazzi di adesso, con la dolcezza di chi non smette mai di stupirsi ed incuriosirsi:

[…] i ragazzi mi vengono a chiedere di Fellini, di Pazienza, di Hugo Pratt, di Fabrizio De André, mi chiedono tante cose, sanno che ho conosciuto queste persone. Io ho molta fiducia in questi ragazzi, è vero che siamo circondati da musiche che volano, da liberi pensatori inutili, che siamo circondati da chincaglierie che manco ai mercati generali, però è anche vero che bisogna saper guardare per cercare le cose belle e le cose belle ci sono. […] io vedo poco da tanto tempo, da ormai 4 anni, e i miei occhi sono molto annebbiati però ho una piccola lineetta, una piccolissima lineetta che gira nel mio occhio destro, l’unico da cui percepisco qualcosa, che mi permette ogni tanto di vedere qualcosa di quello che ho davanti a me, quella piccola lineetta trovo che sia la migliore metafora di questo tempo. C’è tanta nebbia intorno a noi, ma proteggiamola, teniamocela da conto quella piccola lineetta di vista nostra, personale, che ci somiglia, teniamocela da conto, perché lì c’è la vera vita e c’è il modo di guardare. Perché guardare è importante quanto sentire, quanto ascoltare, ma soprattutto sentire qualcosa che è più importante di tutto che poi è il tempo del nostro cuore. Il tempo del nostro cuore non appaltiamolo agli altri, godiamocelo.

Imen Jane

Esce Lunedì 10 febbraio, la settima puntata del podcast Il Riff di Marco Mengonidisponibile su tutte le piattaforme di streaming e podcast. L’ospite della puntata è Imen Jane. “Un’economista che non sa risparmiare”, è così che si descrive lei sul suo profilo Instagram, il social network dal quale la sua carriera è iniziata. “Una ragazza di 25 anni con cui potresti tranquillamente bere un caffè e non sapere che dentro di lei si nasconde un grande pozzo di conoscenza”, è così che invece la descrive Marco Mengoni introducendola agli ascoltatori del suo podcast.

Imen Jane racconta a Marco com’è iniziata la sua carriera e la chiacchierata tra i due prosegue poi tra temi politici e di attualità, tra le cose che Imen vorrebbe chiedere alle figure più importanti del panorama politico italiano ed internazionale e la vita che conduce, fatta di riunioni tra economisti ma anche di serate con gli amici, com’è lecito che sia per una ragazza della sua età. Interrogata da Marco sulle persone che hanno avuto particolare importanza nella sua vita, Imen così risponde: 

Posso dire che la persona che sicuramente ha lasciato più il segno nella mia vita è Carlo Cottarelli, un grande economista; ha lavorato a Washington, al Fondo Monetario Internazionale ma poi è tornato in Italia e ora è docente universitario all’Università Cattolica. Quando il presidente Mattarella l’ha chiamato per formare il governo, dopo essere stato Presidente incaricato per pochi giorni, durante la conferenza stampa ha detto: “È il più grande onore della mia vita ma sicuramente è meglio un politico di un tecnico”. In sala stampa è partito un applauso perché l’ha detto con un sorriso pazzesco; per me è un idolo indiscusso perché rappresenta competenza e umanità

La chiacchierata ruota attorno a un elemento ricorrente nelle vite di ciascuno, esattamente come il riff ritorna e diventa il segno distintivo in una canzone, e prosegue con la rivelazione del Riff dell’economista: la speranza di poter sempre riuscire ad aiutare gli altri. 

La mia costante è sempre quella: fare qualcosa che rimanga agli altri. Io so che non posso cambiare il mondo però posso fare in modo che le persone intorno a me siano un po’ più informate

Altri progetti

Il 25 ottobre arriva Atlantico on Touril nuovo progetto discografico di Marco Mengoni che uscirà per Sony Music. Un doppio CD che conterrà 3 brani totalmente inediti, arrangiati direttamente in studio con la band di Marco, oltre all’album doppio platino Atlantico e 19 tracce dal vivo registrate durante il tour sold out, in Italia ed Europa. Già testimonial per l’Italia della campagna Planet or Plastic? di National Geographic, Mengoni rinnova ancora una volta il suo impegno per l’ambiente. Per il nuovo album ha scelto infatti un particolare packaging sostenibile in cartone naturale che si biodegrada in soli due mesi, la cui produzione ha generato meno C02 e si è servita di un ridotto consumo di energia e acqua, aiutando così a combattere il cambiamento climatico. Per ribadire l’importanza dei piccoli gesti, al posto della plastica è stata usata la fibra di mais, che può diventare un ottimo fertilizzante. Dal 6 novembre Atlantico Tour ritorna nei palazzetti d’Italia ed Europa. Tutti i possessori di biglietto che acquisteranno l’album fisico avranno la possibilità di partecipare a una straordinaria iniziativa per vivere un’esperienza esclusiva con Marco durante il tour.