J.P. Bimeni, la recensione del disco d’esordio “Free Me”

J.P. Bimeni, la recensione del disco d’esordio “Free Me”

17 Febbraio 2019

Da venerdì 15 febbraio e’ disponibile anche in Italia nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme streaming, Free Me il nuovo disco di J.P. Bimeni, il migrante del Burundi divenuto il nuovo fenomeno soul in Inghilterra.

J.P. Bimeni Free Me

E’ finalmente arrivato anche Italia, Free Me, l’album di debutto di J.P. Bimeni, discendente di una famiglia reale burundese dalla storia molto travagliata, quasi paragonabile alla trama di un libro. A soli 15 anni lascia il suo paese, che al tempo viveva una guerra civile, dopo essere sopravvissuto a tre episodi in cui la sua vita viene attentata fugge nel Regno Unito dov’è rimasto da allora. La musica ha rappresentato per lui una tregua e gli diede respiro in quei giorni difficili, portandolo ad ispirarsi alla composizione di canzoni proprie ascoltando gli album Ray Charles, Otis Redding, Bob Marley e Marvin Gaye.

Grazie alla partecipazione come ospite del gruppo funk Speedometer ad uno show in Spagna nel 2017 fu notato dalla Tucxtone Records, che da subito seppe di aver trovato l’uomo che stava cercando. È così che ha inizio il suo progetto insieme ai Black Belts con il quale registra l’album a Madrid, durante l’inverno del 2017. Un album ispirato dalle classiche sonorità anni 60 di Motown e dai grooves della Stax, l’album viene scritto dal direttore musicale Eduardo Martinez e dal compositore Marc Ibarz , mentre Bimeni impregna questi racconti di amore e perdita con le sue tragiche esperienze, rendendo Free Me una profonda colonna sonora soul per la sua vita sofferta.

Un album ricco di significato, un racconto di un’esistenza paradossale, fuori dai canoni di ciò che è definita “vita ordinaria”. Testi importanti accompagnati musicalmente da suoni delle tipiche ballad soul, che danno focalizzano l’ascoltatore su quello che è realmente la vita di Bimeni. L’ artista ricorda con queste parole un episodio emotivamente impegnativo e che lascia intravedere la profondità di Bimeni Quando mi trovavo nel mio letto di morte, dopo che mi spararono, chiamarono un prete per darmi l’estrema unzione. Ho guardato il prete e ho detto ‘Non sento che morirò. Sento che vivrò a lungo, conoscerò il mondo e proverò a me stesso che il mondo non è soltanto odio o omicidi’”. A livello vocale J.P. Bimeni ricorda molto gli esordi di Otis Redding, una timbrica importante che porta con se tante storie e tante emozioni. L’album racconta di una vita difficile, come abbiamo detto, costellata si da paura, sofferenza ma anche da tanto amore.