Marco Mengoni “Sarò l’ultimo naif ma non vedo barriere, per me la Terra non è di nessuno”

Sono aperto a tutto, sarò l’ultimo naif ma non vedo barriere, confini, per me la Terra non è di nessuno.” così Marco Mengoni ha parlato dei trentenni di oggi e di come questa generazione sia differente rispetto alla scorsa, in pensieri, limitazioni e modo di vivere.

Ormai abituati ai grandi successi che Marco Mengoni colleziona ad ogni passo della sua carriera, tra i più recenti il raggiungimento degli oltre 250mila biglietti venduti per il suo Atlantico Tour e il superamento dei 50 dischi di platino in soli dieci anni di carriera, non ci si sofferma mai abbastanza sulle qualità “umane” di Marco, forse condizionati dal fatto che al giorno d’oggi sembrano ormai diventate sempre più rare nel mondo dello spettacolo o passate in secondo piano rispetto ad un’apparenza basata sulla costruzione di un personaggio. A tal proposito, risale a qualche giorno fa la lunga intervista rilasciata da Marco Mengoni al Corriere della Sera, in occasione della partenza della sessione autunnale dell’Atlantico Tour, in cui troviamo il giovane ronciglionese parlare della sua generazione, ovvero la classe 88-89. Da questa intervista scaturisce una visione dell’artista che già era nota ai molti ma che viene messa in luce maggiormente rispetto al passato. Un toccante dialogo in cui Marco ha raccontato molto di sé e della sua vita, del quale si è sempre mostrato molto restio a parlare, un racconto che non ha nulla di autoreferenziale anzi, è stato in grado di spogliarsi della sua riservatezza per parlare della sua esperienza di vita e di quanto i trentenni di oggi non siano più incatenati a pregiudizi e catalogazioni di qualsiasi tipo.

Marco Mengoni

Tramite questa intervista conosciamo un Marco precedente alla sua partecipazione ad X Factor, un Marco che a soli sedici anni ha preso la scelta di andare via di casa per trovare la sua strada “sono andato a cercare altro da quello che non mi dava più il mio paese di 8 mila anime (…) cercavo di seguire la mia passione, non la fama” e questo fu un passo molto importante, una storia che accomuna molti ragazzi di questa età, che va a cozzare con l’idealizzazione della politica qualunquistica in cui i giovani di oggi vengono considerati delle sorte di parassiti della società e che qualche anno fa vennero definiti “choosy”. Marco poi prosegue parlando della sua percezione dei trentenni di oggi dicendo che: “Siamo in una nuvola che ci sta traghettando in un pianeta di concretezza, che speriamo arriverà. C’è transizione su tutto. Non dico che sia negativo in assoluto, l’evoluzione per andare avanti ha bisogno di periodi di stallo. E come se noi stessimo guardando il blocco di marmo della Pietà: prima o poi costruiremo un braccio definito, apparirà il panneggio michelangiolesco. Ci avviciniamo, spero che sarà più o meno così.” Aggiunge inoltre, che secondo lui, la mentalità dei trentenni è molto più aperta rispetto a quella dei genitori, non si limitano a definire a tutti i costi qualcosa, non mettono paletti e muri per dissociare le persone con un qualsiasi criterio, sia esso il sesso, il colore della pelle, la lingua parlata, un’idea discordante dalla propria ecc  “Io voglio vivere questa vita il meglio possibile, purtroppo noi trentenni, anch’io, abbiamo difficoltà a viverla, con questo tempo che corre troppo veloce. L’unico consiglio che do ai ragazzi come me è: vivete. Domani può succedere tutto.” Tornando a parlare di alcuni aneddoti divertenti della sua vita, legati alle sue ultime esperienze come il viaggio a Cuba che ha ispirato alcuni suoni di Atlantico e il rapporto con suo nonno paterno, dal quale è scaturita la sua sensibilità verso la Terra e il suo progetto di salvaguardia dell’ambiente, Marco racconta che: “Ho preso una pianta di limoni, e per proteggerla, l’ho messa dentro casa; poi mi hanno detto che non si fa, che i limoni devono stare fuori… ma ora splendono di nuovo (…) facendo l’autostop a Cuba un signore che mi aveva dato un passaggio imbrocca una stradina, entra in un cancello, mi sono detto è finita, chiamo la Farnesina, ma in realtà poi quel signore era veramente alla ricerca di benzina (di contrabbando!) ed è ripartito

Marco Mengoni Sala

E’ noto ai molti il lato da “comunicatore” di Mengoni, che nel solo 2019 è diventato uno degli esponenti italiani più coinvolti e coinvolgenti per quanto riguarda la salvaguardia dell’ambiente, la cosa che realmente stupisce è quando un artista di così grande successo abbia la capacità, attraverso un’intervista scritta, completamente priva di ogni tipo di riferimento promozionale, di veicolare dei messaggi così forti e reali e allo stesso tempo avere la capacità di farsi conoscere profondamente dal suo pubblico facendo assaporare al lettore l’indubbia introspettività di Marco “persona”, che tante volte viene percepita nel lato professionale attraverso la sua musica “la mia vita privata è mia, se ti va di sentire la mia gioia, il mio dolore, ti senti i miei dischi.”. Non ci resta che augurarci che ad artisti come Marco venga sempre dato il giusto spazio per raccontare e portare messaggi positivi al pubblico, come sta facendo in queste prime date del tour autunnale, in cui ironicamente (ma nemmeno troppo) ha voluto commentare il fatto che, in occasione della sua partecipazione insieme al sindaco di Milano, Beppe Sala, alla consegna delle borracce in una scuola (qui le foto e l’articolo), Marco fosse stato immortalato nelle foto dell’evento con un’acconciatura a detta di alcuni “non curata”. In particolare ha sottolineato quanto le persone abbiano preferito commentare la sua acconciatura, piuttosto che congratularsi o rallegrarsi per l’evento al quale aveva partecipato, e dimostrando per certi versi delusione per questa risposta da parte del pubblico. “Ho aperto i messaggi, e tutti i messaggi dicevano “Ma che capelli ti sei fatto” (…) il fatto è che non mi frega di essere bello, perchè era bello quello che stavamo facendo, era insegnare alle nuove generazioni a prendersi cura di questo mondo che noi abbiamo distrutto“.