Klaus, la recensione del primo film animato di Netflix

Dal 15 novembre sarà disponibile in tutto il mondo, Klaus, il primo film animato di Netflix che vede la partecipazione, nella versione italiana, di Marco Mengoni, Francesco Pannofino, Ambra Angiolini, Cala Signoris e Neri Marcore’.

Klaus Netflix

Una buona azione ne ispira sempre un’altra, anche in un luogo lontano e ghiacciato. Il nuovo postino di Smeerensburg, Jesper fa amicizia con il giocattolaio Klaus e con i loro doni i due risolvono una vecchia faida dando il via a una
valanga di tradizioni natalizie. Nato da un’idea di Sergio Pablos che, ispirato da film come Batman Begins, ha compreso l’importanza per il pubblico moderno dell’esplorazione delle origini di un personaggio di grande influenza da mettere in pratica come espediente narrativo. Ha buttato giù dei nomi storici e letterari, da Dracula a Napoleone, fino al portatore di doni più allegro al mondo. “Mi sono detto: ‘Lascia perdere’. Perché la storia che mi era venuta in mente per lui era veramente melensa”, ammette Pablos. “Però non riuscivo a togliermi dalla testa che c’era qualcosa da approfondire.” Pablos ha voluto scoprire l’uomo reale dietro la mitologia natalizia. Quali esperienze l’avevano formato? Come interagiva con la sua comunità? E ha cercato spiegazioni concrete per il volo delle renne e le discese nel camino. “Il film non è prettamente sul Natale e Babbo Natale”, afferma il produttore Matt Teevan. Fa un determinato percorso prima di arrivarci. Come se qualcuno ti dicesse: ‘Siediti, adesso ti racconto una bella storia.

Il film di Klaus, rappresenta una grossa novità in casa Netflix e come di consueto per la piattaforma, non è stato lasciato nulla al caso per questo lancio. Un film che rapisce, magari non dal primo momento ma dopo qualche minuto, che è in grado di dare una degna e originale genesi al mito di quello che conosciamo come Babbo Natale. La trama fila liscia per tutto il film, senza presentare intoppi di narrazione, e riesce a catturare l’attenzione dello spettatore ogni minuto che passa sempre di più, questo probabilmente è dovuto al fatto che la narrazione non si è basata, come suggerirebbe il titolo del film, su Klaus ma su Jesper e sulla “redenzione” dalla sua vita da figlio di papà. Molto interessante e accattivante la “faida” tra le due famiglie protagoniste del film, che pur rimanendo marginale rispetto alla trama principale, che vede l’avvicinamento di JesperKlaus e il suo impegno nel lavoro con il fine di scappare da quel luogo e tornare alla sua vecchia vita, riesce a dare un finale interessante al film, quasi inaspettato, e concede una dinamicità alla trama principale dando uno scossone a tutto il contesto e riuscendo a non renderlo per niente banale. L’animazione è qualcosa di davvero lodevole, non stona assolutamente, come invece accade per molti cartoni animati degli ultimi anni, ma è apprezzabile perfino dagli estimatori del vecchio stampo. Per quanto riguarda il doppiaggio non si può che esaltare la straordinaria performance di Marco Mengoni, nei panni del protagonista Jesper, che è una tra le più belle sorprese di questo film, poiché l’artista è stato in grado di regalare al pubblico attimi di grandissima comicità e divertimento, esaltati da una modulazione vocale degna di un doppiatore navigato, che in pochi sarebbero stati in grado di gestire così egregiamente a causa della quantità di parole e della velocità assegnata al personaggio, con continui cambi di intonazione e di intenzione, passando da momenti tristi a momenti di euforia in pochi secondi.