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Michele Bravi rompe il silenzio e racconta gli ultimi mesi della sua vita

è cambiato il mio modo di vedere le cose” da qui parte la prima intervista a distanza di mesi, di Michele Bravi che lo scorso 22 novembre era rimasto coinvolto in un incidente stradale a Milano, nel corso del quale ha perso la vita una motociclista di 60 anni.

Durante la lunga intervista rilasciata da Michele Bravi a Chiara Maffioletti per il Corriere della sera, il giovane ha deciso di raccontare il suo stato d’animo, tralasciando volutamente i pettegolezzi macabri e le polemiche legati all’incidente. Michele racconta di aver intrapreso un percorso di assoluto silenzio, un silenzio che negli anni lo ha sempre spaventato. Tutta questa brutta storia parte quel fatidico 22 novembre, quando Michele stava facendo le prove con la sua band per i concerti che lo avrebbero visto protagonista da li a poco.

è cambiato tutto perché è cambiato il mio modo di vedere le cose. Prima quello che mi capitava si divideva in modo binario: bene o male, bianco o nero, giusto o sbagliato. Ora è tutto diverso. Credo lo capisca chi ha vissuto una tragedia: le cose non le cataloghi, le accetti. Smetti di semplificare la realtà in due poli e vedi un mondo molto più complesso. Anche trovare un significato non ha più significato

Prosegue raccontando di quanto l’affetto delle persone a lui care si sia rafforzato e sia stato fondamentale per un recupero di parte della sua vita.

Una persona mi ha detto che cercare un significato al dolore è una forma pigra di sofferenza. Ho scoperto di avere tanti porti sicuri che ignoravo. Quando dico che sono stato in silenzio è perché veramente non riuscivo… non parlavo ma nemmeno sentivo più gli altri. (…) Queste persone mi hanno fatto alzare dal letto, mi hanno portato da mangiare, fatto uscire di casa. Sono tornato un bambino e loro mi hanno rieducato a vivere
In questi mesi avrò visto si e no venti persone. È come se avessi fatto un viaggio… Sto cercando di tornare, ma non so se ci riuscirò. È un primo mattoncino per ritrovare la mia realtà

La cosa che più stupisce è quanto un ragazzo, perchè qui non si parla più di musica, artista, dischi di platino, ecc, sul quale hanno tentato di lanciare fango addosso, voglia evitare ogni commento e risposta alle insinuazioni che persone e organi di stampa avevano pubblicato per notizie certe. Tanto che la sua risposta alle domande inerenti all’incidente è:

Non vorrei parlarne, non voglio rendere questa tragedia un momento di opinione pubblica. (…) C’è una fetta di privato che è giusto rimanga tale. Una tragedia non può essere affrontata nei contesti sbagliati. Questa è la prima volta che torno a mettere la faccia in prima persona

Michele racconta della difficoltà di aver fatto i suoi primi passi dopo lo shock dell’incidente, per lui sono state fondamentali le persone che aveva affianco ma ha anche, giustamente, chiesto aiuto alla psicoterapia.

ho avuto la fortuna di essere portato per mano a fare psicoterapia. Senza quella, non sarei qua e se c’è un messaggio che posso dare è questo: non temere di farsi aiutare. Io ho avuto tanta luce attorno che mi ha spinto a mettere questo primo tassello per tornare al reale

Per quanto riguarda il suo ritorno sui social, Michele dice che:

Cosa significa tornare? Il mio modo di comunicare sarà necessariamente diverso. Non è giusto parlare di cambiamento perché di solito quello ha un decorso temporale: per me è stato tutto improvviso. Per questo mi è difficile parlare di ritorno: io non sono sparito, sono solo rimasto in silenzio