INTERVISTA: Slava “Senza sacrifici non si ottiene *nulla”

E’ disponibile dal 19 aprile Briciole, il nuovo singolo inedito di Slava, prodotto da Drillionaire e distribuito da Visory Records/Thaurus.

Vyacheslav Yermak, in arte Slava, nasce il 21 maggio 1994 nella città di Charkiv (Ucraina). Figlio del buio periodo post crollo dell’Unione Sovietica, cresce in condizioni piuttosto difficili, senza la presenza di una figura paterna, in una famiglia composta da sole donne. All’età di 11 anni, stremati dalle precarie condizioni economiche, con i suoi unici tre parenti di sangue, migra in Italia nella speranza di un futuro migliore. Qui trovano una sistemazione a Brescia, dove ricominciano una nuova vita lasciandosi il passato alle spalle. A 16 anni inizia a scrivere, registrare e pubblicare brani diventa un’attività sempre più frequente e regolare, fino al 2014 con i primi progetti degni di nota. Questo periodo fu caratterizzato soprattutto per l’inizio della collaborazione con l’Another Production. Gli anni che seguirono furono molto impegnativi, il duro lavoro in fabbrica doveva conciliare con la passione per la musica, che richiedeva sempre più tempo e risorse.

Slava, da poco online con il nuovo singolo Briciole, brano che arriva a distanza di qualche mese dalla pubblicazione di La mia tipa, proposto insieme a Drillionaire, un nuovo singolo one shot solo per il giorno di San Valentino per rendere omaggio all’amore in chiave Ironica.

la canzone è molto personale durante la stesura è scesa anche qualche lacrimuccia morale della serie non puoi goderti veramente le cose, se non hai mai patito la fame. In questo pezzo celebro la mia vita in quanto sono contento di come è andata fino adesso, perché appunto se non fossi stato povero, non saprei apprezzare tutto ciò che ho adesso

Intervista

1. Chi è Slava?

Slava è un ragazzo innamorato del rap da quando aveva 6 anni, che non ha mai avuto altro genere preferito che non fosse il rap e che dopo svariati tentativi da bambino ha incominciato a fare seriamente le canzoni all’età di 16 anni. Non ho particolari influenze, posso dire che mi piace il rap russo perché mi sembra molto più maturo a livello di tematiche rispetto a quello italiano. Detto ciò ovviamente mi ascolto di tutto (mentre sto rispondendo a queste domande sto ascoltando il rap albanese)

2. Figlio di una società destrutturata, in seguito al crollo dell’unione sovietica. La musica è stata importante in quel periodo per riuscire a esorcizzare le tensioni del periodo?

Ho iniziato a fare musica quando mi sono trasferito in Italia. Vi dico solo questo: se fossi rimasto in Ucraina, nelle condizioni in cui eravamo, col cazzo che avrei fatto musica. Avrei dovuto pensare a come procurarmi da mangiare e non avrei avuto ne tempo ne forze per nient’altro. Quando eravamo ancora in Ucraina mia nonna faceva TRE lavori. Eramo in 4 e nonostante che tutti lavorassero (a parte me logicamente) i soldi non bastavano.
Non avevo modo di ascoltare la musica poiché non ce n’era. Amavo il rap, ma in radio non lo passavano assolutamente (non come adesso). Mi sono ascoltato per 3 anni un unica canzone (Butterfly dei Crazy Town) che avevo beccato in radio ed ero riuscito e registrarmela su una casettina. TRE ANNI LA STESSA CANZONE ALMENO 30 VOLTE AL GIORNO, e non mi stancava mai perché era l’unica cosa che avevo. Chi l’avrebbe detto che un giorno avrebbero inventato Spotify ahhahahahahaha

3. Quando ti sei trasferito a Brescia hai avuto il primo approccio alla scrittura e produzione, alternando la tua passione per la musica al lavoro in fabbrica. E’ stato difficile conciliare queste due cose?

Assolutamente, ma non avevo tante alternative. La cosa positiva è che nelle mie condizioni ero spinto a farlo dalla “fame”, la voglia di trasformare la propria vita (non sto parlando di soldi), riuscire a tramutare la propria passione più grande nella cosa con cui puoi mantenerti. Senza sacrifici non si ottiene un cazzo, sai quanti ne ho visti mollare il rap nonostante che non fossero nelle mie condizioni. Sono contento perché sta roba mi ha fatto da stimolo anzi che abbattermi

4. “Briciole”, il tuo nuovo singolo arriva dopo “La mia Tipa” e “Zingarata”. Come è cambiato il tuo approccio, se è cambiato, una volta entrato in Visory Records, tua attuale etichetta discografica.

Non è cambiato assolutamente nulla! Da sempre alterno canzoni spensierate a quelle profonde, è la mia caratteristica e non cambierà mai indipendentemente con chi lavoro!

5. “Briciole” porta alla luce un tema che non sempre viene affrontato con la giusta profondità. La sensazione di “rivalsa”, di non vedere tutto negativo ma di trovare una spiegazione e una motivazione alle situazioni difficili della vita, poiché possono essere per noi un motivo di crescita e che ci aiuterà ad apprezzare le cose che potremmo guadagnarci. E’ stata difficile la composizione di questo brano?

Per quanto mi riguarda è più difficile scrivere una canzone senza senso che non parla di niente. Queste sono cose che ho vissute, fanno parte di me, è facilissimo parlarne nelle canzoni, anzi liberatorio! Peccato che la gente non apprezzi cose del genere, personalmente preferisco ascoltare canzoni che trasmettono qualcosa, ma a quanto pare non per tutti è così

6. Cosa hai in mente per i prossimi mesi? Nuovi singoli, date live, ecc?

Alcuni live in giro, qualche singolo e molto presto un album! Seguitemi su Instagram per tutte le novità