Radio, proposta di legge “in radio, una canzone ogni tre, deve essere italiana”

Dopo tante richieste da parte di addetti ai lavori che si occupando di emergenti, o comunque musica italiana, la Lega chiede una modifica sostanziale dell’editoria e dei palinsesti musicali nazionali, proponendo una legge che obblighi i programmatori musicali delle radio nostrane di inserire almeno un brano italiano ogni tre nella scaletta musicale. Questa legge per molti può essere una cosa scontata, ma vi assicuriamo che non è così. Partiamo analizzando la classifica Airplay della scorsa settimana (da considerare che l’ingresso dei 24 brani sanremesi alza notevolmente la percentuale di musica italiana della settimana in oggetto): nella top10 troviamo solo cinque brani italiani e proseguendo l’analisi per un campione maggiore di posizioni, la percentuale si abbassa dal 50% al 30%. Secondo i dati di programmazione delle dieci emittenti radiofoniche più ascoltate in Italia la quota media di repertorio italiano è inferiore al 23%, da considerare anche la presenza di radio in cui la percentuale si abbassa ad una percentuale inferiore al 10% e che Radio Italia programma unicamente brani in lingua italiana.

La proposta nasce dal presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera, ex direttore di Radio PadaniaAlessandro Morelli, che ad AdnKronos dichiara “La vittoria di Mahmood all’Ariston dimostra che grandi lobby e interessi politici hanno la meglio rispetto alla musica, preferisco aiutare gli artisti e i produttori del nostro Paese attraverso gli strumenti che ho come parlamentare”. “Mi auguro infatti che questa proposta – dice parlando del suo progetto di legge – dia inizio a un confronto ampio sulla creatività italiana e soprattutto sui nostri giovani

La norma si ispira alla legge francese che impone alle radio una quota di brani, di lingua nazionale, minima del 40% della programmazione giornaliera di tutte le radio nazionali (siano esse private o pubbliche). Questa norma di legge permetterebbe una programmazione maggiore dei cosiddetti “esordienti”, ovvero quegli artisti, magari indipendenti, che non godono di una promozione radio paritaria ai grandi artisti italiani con alle spalle delle major, infatti la proposta in Italia prevede anche una clausola ulteriore, non solo il 33% dei brani programmati in radio deve essere italiana ma, il 10% della programmazione giornaliera della produzione musicale italiana è riservata alle produzioni degli artisti emergenti.

Molti gli artisti a favore della proposta tra cui Al Bano che in un’intervista a l’Adnkronos commenta dicendo: “Bisogna fare come in Francia dove le radio trasmettono il 75 per cento di musica nazionale e il 25 per cento di musica straniera. Occorre tutelare di più la nostra tradizione, come fanno gli altri Paesi“. I consensi sono arrivati anche a mezzo social da parte di Biagio Antonacci che ha commentato un post di RTL102.5 in cui si riportava la notizia, commentata da Luca Dondoni (in disaccordo parziale con la proposta, affermando infatti che già le radio programmino musica italiana e che non ci sia bisogno di una quota minima) con le parole “Fatelo subito, per il passato, per il futuro della nostra musica …. finalmente un’idea a protezione della musica Nostrana…. Biagio.”