INTERVISTA: Yamatt “La credibilità si costruisce solo coi fatti, e i fatti li fa l’artista!”

Abbiamo intervistato per voi Yamatt, artista poliedrico che ha raggiunto un grande consenso da parte del pubblico durante le selezioni per la diciottesima edizione di Amici di Maria de Filippi. 

Matteo Galvani, in arte Yamatt, fa il suo ingresso nel mondo dalla musica e del cinema nel 2013, fondando la band Mad&Bros. Dopo aver recitato, con la band, nel film Come diventare grandi nonostante i genitori ed essere stato assistente alla regia per i videoclip più visualizzati degli ultimi anni, da Comunque Andare di Alessandra Amoroso alla più recente Voglio di Marco Mengoni, Yamatt intraprende un percorso da solista partecipando ai casting della nuova edizione di Amici di Maria de Filippi ed arrivando ad un passo dall’ingresso nella scuola.

Intervista

1. Raccontaci chi è Matteo Galvani, alias Yamatt, e come nasce la sua passione per la musica e il cinema.

Sono nato in provincia di Milano, fin da quando ero piccolo ascoltavo tanta musica diversa, principalmente musica internazionale, mi sono passato tutte le ere del rock scaricando gli album con emule. I miei amici ascoltavano tutti i Club Dogo e Fabri Fibra quindi parallelamente ascoltavo anche rap italiano. Ho iniziato a suonare la chitarra quando avevo 13 anni e da subito ho provato a fondare una band, la mia idea di musica è nata con l’intento di fondere insieme i generi che ascoltavo e mi piacevano di più, per creare un mio stile.

La stessa cosa è successa con il cinema che film dopo film mi sono convinto essere l’arte più completa di sempre, l’unica rappresentazione della realtà che a volte può superare la realtà stessa a livello di credibilità. Può veicolare messaggi convincendo lo spettatore della loro veridicità.

2. Hai lavorato spesso a stretto contatto con il cinema e la regia, in particolare hai recitato con i Mad&Bros nel film “Come diventare grandi nonostante i genitori” e come assistente di regia per videoclip di grande successo come “Voglio” di Marco Mengoni e “Morirò da Re” dei Maneskin. Quanto è stato formativo per te lavorare a questi progetti? 

Ho studiato al liceo artistico multimediale che mi ha dato una buona base teorica, che tutt’oggi mi è utile. Ma partecipare, o anche solo stare in modo passivo, come nel caso del film, sui set professionali, mi ha insegnato tantissimo, ogni giorno era come un mese di scuola, solo per ciò che potevo osservare.

Stare sul set ti fa capire davvero che ogni persona della troupe è importante, e vedere più set ti da la possibilità anche di capire chi sta facendo bene il suo lavoro e chi no. Io vorrei diventare un regista e capire quando una persona fa bene quello che deve fare è fondamentale per portarsi a casa l’obiettivo nel migliore dei modi.

3. Avendo lavorato con alcuni degli artisti di maggior successo, quanto secondo te è importante al giorno d’oggi dare un’immagine chiara e definita alla musica? 

Dare un’immagine alla propria musica è fondamentale per coinvolgere lo spettatore all’ennesima potenza e farlo entrare nel nostro mondo. A mio parere, un artista completo, si deve impegnare a pensare come comunicare la propria musica, tanto quanto si impegna per scriverla e comporla.

Yamatt Amici Intervista

4. Ci ha incuriosito molto un tuo concetto: “Milano è la vera savana: se ce la fai qui, ce la fai ovunque”. Un concetto forte ma estremamente veritiero, quanto secondo te oggi è in grado di offrire agli artisti (qualunque essa sia l’arte che propongono), una città come Milano?

Milano offre tante opportunità, ma se non ti costruisci una credibilità tutti ti snobbano e spesso calpestano quello che sei e quello che fai. 

La credibilità si costruisce solo coi fatti, e i fatti li fa l’artista. Qui tutti combattono per il loro personale interesse, è molto difficile trovare persone che credono davvero negli altri, bisogna essere cauti, come in una fottuta Savana.

5. Durante il tuo percorso artistico sei stato membro dei Mad&Bros, cosa ti ha portato a lasciare l’esperienza all’interno di una band e affrontare quella da solista?

Il fatto che una band dovrebbe essere come un’unica entità, e purtroppo io mi sono sempre sentito il collante che teneva insieme il progetto. Se io stavo fermo, niente si muoveva. 

Purtroppo ho sentito sempre più spesso gli interessi personali degli altri due membri (sia economici, che di visibilità) prevalere sullo spirito di gruppo e compromettere la serenità e la qualità del lavoro.  Quando sentimenti negativi si insinuano in qualcosa che dovrebbe trasmettere positività, è meglio proseguire da soli, con i propri obiettivi, chi vorrà seguirci ci seguirà.

6. Sei stato uno dei candidati al banco della classe di Amici 18, e hai affermato che se dovessero richiamarti torneresti volentieri. Quanto è importante oggi affidarsi al mezzo televisivo, sia esso Amici piuttosto che X Factor o The Voice, per emergere e farsi conoscere in ambito musicale?

Dipende da quanti soldi si hanno da spendere sulla propria promozione su internet. La televisione è un mezzo, esattamente come lo è il web. 

La differenza rispetto a 20 anni fa è che il web oggi è più potente della tv, ma è anche più faticoso trovare migliaia di euro da spendere in pubblicità web che partecipare ai casting di qualche talent e sperare di entrare. Quello che conta per le etichette sono i numeri no? Quindi bisogna trovare il modo giusto per farli: la prima è avere un prodotto che spacchi i culi, il resto è furbizia.

 

7. Il singolo che hai presentato ad Amici, “Leone”, è diventato in poco tempo virale, cosa bolle in pentola per i prossimi mesi?

Ho un bel po’ di brani sul mio hard disk, e proprio in questi giorni sto finalizzando i 3 singoli che pubblicherò nei prossimi mesi, e iniziando a girare i video.

8. Ci sarà occasione di assistere a qualche tuo live? 

Il 22 Febbraio suonerò al Rocket, la serata si chiama Linoleum, il main artist Priestess.