Bring Me the Horizon, la recensione del nuovo album “amo”

Sarà disponibile dal 25 gennaio il nuovo album dei Bring Me the Horizon, intitolato amo e pubblicato per RCA Records.

Bring Me the Horizon Amo Recensione

Formatisi nel 2004, i Bring Me the Horizon rappresentano un vero e proprio fenomeno della musica internazionale. Da poco nominati ai Grammy nella categoria Best Rock Song per Mantra, il primo singolo estratto dal nuovo album di inediti amo, la band multi-platino di Sheffield ha ad oggi pubblicato ben sei album in studio riscuotendo consensi sia dal pubblico che dalla critica. La formazione del gruppo è attualmente composta dal cantante Oliver Sykes, dal chitarrista Lee Malia, dal bassista Matt Kean, dal batterista Matt Nicholls e dal tastierista Jordan Fish. Noti anche per la molteplicità dei generi musicali affrontati nelle loro pubblicazioni, dal grindcore dei primi anni ad un alternative rock influenzato dal pop e all’elettronica più recentemente, i Bring Me the Horizon hanno dato il via al nuovo anno seguendo il successo riscontrato nel 2018, durante il quale hanno venduto oltre 100mila biglietti per il loro tour in UK e in Europa. Nel 2019 infatti saranno headliner all’All Points East festival il 31 maggio e poi terranno un importante tour in US, dimostrando di essere senza alcun dubbio una delle band inglesi di maggior successo di questi ultimi anni.

Amo è stato anticipato dalla pubblicazione di tre singoli: Mantra, Wonderful Life feat. Dani Filth Medicine. Tutti e tre i singoli sono presentati nella BBC Radio 1 Playlist e hanno già superato i 100 milioni di stream. Mantra, il primo singolo, è stato ispirato da Wild Wild Country, un documentario sul controverso guru indiano Bhagwan Shree Rajneesh.

 

Registrato a Los Angeles, con la produzione affidata ai due membri della band Oli Sykes e Jordan Fish, amo segna un enorme passo avanti per la band, viene descritto come uno dei loro lavori più esaltanti e che più di tutti i precedenti si apre a nuovi generi, difatti classificare amo in un genere musicale sarebbe impossibile. E’ un progetto poliedrico, pieno di colori e sfumature diverse che rendono l’ascolto del disco dinamico e appassionante, ad ogni intro di canzone ti chiedi “come si evolverà il pezzo?”. La voce e l’intensità del cantato sono presenti in ogni brano appartenente al disco, molto di più rispetto alle produzioni passate in cui il sound forse sorpassava l’aspetto vocale. Già dal primo singolo, Mantra, si poteva prevedere qual’era la direzione che avrebbe preso l’album, un brano molto rock che strizza l’occhio all’airplay radiofonico grazie alla presenza di uno special accattivante ed elementi elettronici che accompagnano il pezzo e lo sposano bene. Un progetto completo che rappresenta si un passo avanti per la band ma allo stesso tempo apre le porte a nuovi scenari, di indubbio interesse.