Il Coro di voci bianche & Luigi Martinale, la recensione di “Sundials’ Time”

Dal 16 novembre è disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme streaming Sundials’ Time, il nuovo disco del Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, e Luigi Martinale.

E’ uscito lo scorso novembre il nuovo album del Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino. Nato del ’97 è stato protagonista di molteplici appuntamenti artistici del nostro Paese, e non solo, tra cui Il piccolo spazzacamino di Benjamin Britten, Ciottolino di Luigi Ferrari Trecate, La nave a tre piani di Carlo Boccadoro e C’era una volta un flauto magico dal Singspiel di Mozart, Cenerentola ed oggi si affianca, su direzione del M° Claudio Fenoglio, al trio di Luigi Martinale, un grandissimo esponente della musica jazz che ha all’attivo una decina di album e ben venticinque anni di carriera, in cui ha collaborato tra gli altri con Fabrizio Bosso, Alessandro Minetto, Emanuele Cisi e tantissimi altri artisti di fama internazionale.

Nato dalla collaborazione tra il Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino e il trio del pianista Luigi Martinale, Sundials’ Time rappresenta l’incontro contrastante tra l’estetica del jazz, del trio del pianista torinese, e quella della musica sinfonica delle voci bianche del Coro. I brani, scritti dal M° Claudio Fenoglio, Luigi Martinale e Mauro Ginestrone, spiccano per intensità e accuratezza delle composizioni.

Un album che desta nell’ascoltatore un’instabilità iniziale, dovuto forse all’abitudine di ascoltare il Coro delle Voci Bianche approcciarsi a mondi più sinfonici mentre qui lo troviamo a confronto con il jazz nudo e crudo, con il quale però riesce ad interfacciarsi molto bene, sposando lo stile al quale si presta. La descrizione scettica del trascorrere del tempo si palesa già dal primo brano, Blue Fugit e a tratti si percepisce quasi interamente durante l’ascolto dell’album, senza mai infastidire, infatti questo canto leggero che accompagna le musiche fa si che il disco scorra molto bene, portando una sorta leggerezza in chi ascolta, pur conservando tematiche importanti.