Intervista agli Osaka Flu, attualmente al lavoro al nuovo album!

Il 6 dicembre sarà presentato sui social degli Osaka Flu il singolo Cappello firmato vintage a righe blu nuovo estratto dal fortunato disco KM183. La canzone racconta con sarcasmo e ironia la vita di una modaiola di città, tra abiti firmati, giuste conoscenze e autocelebrazione.

Gli Osaka Flu nascono ad Arezzo nel 2010 quando i fratelli Daniele (voce e chitarra) e Francesco (basso) conoscono Michele (batteria). La comune passione per la musica, da Cash ai Devo, passando per Dylan e i Rancid, spinge i tre a suonare e comporre insieme. Alle prime canzoni prodotte affiancano sin da subito l’attività live e nel 2012 partecipano a uno dei festival più conosciuti in Italia: Arezzo Wave. Il primo disco, Look out Kid, esce nel 2014 per Soffici Dischi, distribuzione o Audioglbe, e riscuote subito ottime critiche. Bo Diddley meets the Arctic Monkeys così Antonio Romano definisce il loro singolo I Don’t Care If It’s Right Or Wrong su RockIt mentre Repubblica parla di Pulp Rock e di musiche che ricordano le colonne sonore diQuentin Tarantino. Il video del primo singolo I Don’t Care If It’s Right Or Wrong è stato presentato il 7 febbraio 2015. Il video di Sixteen Tons (cover di Merle Travis) girato nel carcere di Arezzo con la partecipazione di Giorgio Canali come attore, è scelto da Repubblica come video in anteprima. Il successo di critica e pubblico apre le porte a un’intensa attività live, che si traduce in un centinaio di date in giro per tutta la penisola. Il 10 novembre 2016 tornano con KM 183, secondo lavoro in studio, questa volta interamente cantato in italiano e sempre edito da Soffici Dischi, anticipato dal singolo “Apocalhipster” al quale fanno seguito Propaganda, La sindrome del giovane holden, L’estate del ‘96, Casa, lavoro e minivanbrani accolti con entusiasmo dalle emittenti radiofoniche e con il quale scegliere una nuova forma promozionale, per dare risalto, oltre ai singoli, ad ogni canzone del disco. Con questo nuovo lavoro la band conquista saldamente la fiducia della critica italiana, prima, con innumerevoli recensioni che lusingano la musica dei ragazzi definita un Beatles sound punkizzato racchiuso nella magia di un disco eccellentedall’anima cantautoriale, e straniera, poi, con un articolo sul sito della Fred Perry, storica marca d’abbigliamento britannica da sempre strettamente legata alla cultura musicale e giovanile. L’album è stato realizzato grazie al concorso Toscana 100 Band che ha scelto e premiato gli Osaka Flu con una borsa offerta dalla Regione Toscana.

“Come sostiene Luigi Mascheroni, che di cappelli famosi se ne intende, la rivoluzione è una cosa che parte dalla testa.” Racconta la band “Come Napoleone, Garibaldi e Che Guevara anche la ragazza della nostra canzone ha il suo caratteristico copricapo.”

Il brano verrà accompagnato da un’esclusiva illustrazione dell’artista Federico Leprissi, conosciuto su Facebook con lo pseudonimo La Fabbrica di Braccia e famoso per aver pubblicato disegni divenuti contenuti virali nel web.

Intervista

1. Se doveste raccontare a una persona che non vi conosce il vostro percorso da Look out kid a Cappello firmato vintage a righe blu, come lo fareste? Come vi descrivereste?

Sono successe molte cose, tutte diverse e tutte inaspettate. Eravamo inglesofili convinti ma poi ci siamo resi conto che per un italiano comunicare in inglese è limitante e abbiamo fatto il nostro primo disco in italiano, Siamo partiti allo sbaraglio, non sapevamo bene cosa sarebbe successo, volevamo far uscire il disco e basta, alla fine abbiamo fatto 35 date e abbiamo girato un video insieme a Giorgio Canali. Durante il tour siamo rimasti a piedi con il furgone esattamente al Km183 della salerno reggiocalabria e grazie al disagio di quel momento abbiamo raccontato il disagio di vivere in Italia oggi. Con Km183 ci siamo fatti il culo sulla promozione arrivando a far uscire 6 singoli: APocalhipster, Propaganda, La sindrome Del Giovane Holden, L’estate Del 96’, Casa Lavoro e Minivan e Cappello Firmato Vintage a Righe Blu. Si sente dire spesso che la musica non funziona, che in italia si apprezzano poco i concerti dal vivo, noi l’abbiamo presa come sfida e abbiamo provato a concedere alla comunicazione lo stesso spazio che investiamo nella produzione della musica.

2. Avete realizzato più di cento date live e ve ne aspettano due entro la fine del 2017, cosa bisogna aspettarsi da un vostro live? Ci saranno altre date legate al progetto?

Nei live Diamo il 500%, cerchiamo di coinvolgere chiunque sia presente nella sala dove suoniamo, dal barista a quello che è venuto ad ascoltarci, a chi è capitato li per caso. Nel nostro live può succedere di tutto, non ci poniamo limiti e dopo l’esibizione ci troverai a ballare al dj set. Con la data del Velvet Underground chiudiamo il tour, non ci saranno più date fino ad aprile.

3. Con i vostri precedenti album avere raccolto molti consensi a livello di critica giornalistica, quanto credete influenzi oggi una buona critica sui risultati di un artista?

Avere delle buone critiche è sempre importante sia come banco di prova per noi sia per chi va a ricercare Osaka Flu su google. Qualche tempo fa la carta stampata era fondamentale per farsi conoscere ma oggi con l’esplosione digitale è stata superata dai Social. Non sappiamo se sia stato un bene o un male, da una parte ha permesso alla musica indipendente di avere una possibilità anche senza coinvolgere le grandi major, dall’altra ha creato una grande marmaglia da cui è molo difficile emergere.

4. Avete già in mente progetti live o in studio per il 2018?

Ad Aprile faremo uscire il prossimo singolo e ora in questo momento stiamo lavorando al prossimo album