Max Grassi, scopriamo insieme le varie stanze del “Bogart Hotel”

Da venerdì 17 novembre è disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme streaming Bogart Hotel, il nuovo disco di Max Grassi, cantautore rock cresciuto tra l’Hinterland e MilanoUndici brani per undici stanze del Bogart Hotel che sono occupate da persone che hanno voglia di raccontarci la loro storia e poi scomparire per sempre, come si fa con uno sconosciuto su un treno.

Max Grassi Bogart Hotel

Max Grassi nasce a Roma il 4 febbraio 1970 ma cresce nell’hinterland milanese, a Sesto San Giovanni. Da sempre onnivoro di tutto ciò che abita il pentagramma, già negli anni del liceo si unisce a diverse band, fino all’incontro chiave, quello con Lorenzo Galletti, ancora oggi compagno inseparabile dei suoi percorsi musicali. Di lì a breve, unendo la passione per la letteratura a quella per le note, Max inizia a scrivere canzoni che formeranno i suoi primi 2 dischi autoprodotti: Dove inciampano i sogni (1997) e Dopo la pioggia (1998). Contemporaneamente a questo lavoro, Max diventa giornalista professionista – dopo essersi occupato di spettacolo, cultura e politica approda definitivamente al giornalismo sportivo – e comincia, penna alla mano, a girare il mondo per raccontare eventi tra i più rilevanti. Completamente assorbito dal lavoro, passeranno dieci anni prima di autoprodursi un nuovo disco; La vita che resta vede la luce infatti solo nel 2008. Un disco meno intimo e più narrativo che seppure sempre nell’ambito dell’autoproduzione si avvale di importanti collaborazioni come Livio Magnini e Daniele Cavallanti. Dal 2016 lavora alla realizzazione del suo vero disco d’esordio Bogart Hotel (2017) in uscita il 17 novembre.

In studio, insieme a Max Grassi, musicisti del calibro di Antonio Righetti, al basso, e Robby Pellati, alla batteria, (sezione ritmica della band di Ligabue), Livio Magnini, alla chitarra, (Bluvertigo), e importanti interventi di Dario Ciffo, al violino, (già Afterhours), Pepe Ragonese, alla tromba, Michele Monestiroli, al sax, Andy Fumagalli, al sax (Bluvertigo), Elio Marchesini, alle percussioni e glockenspiel, e Livia Rosati, al violoncello, (Orchestra della Scala) e Nicolò Fragile, al piano.

 Il disco è stato registrato, mixato e co-prodotto ai Saman Studio di Milano da Livio Magnini con l’assistenza di Tommaso Gangemi mentre è stato masterizzato da Giovanni Versari ai La Maestà Mastering Studio. La foto di copertina è di Leonardo Nardella.

Recensione di Bogart Hotel

Di Bogart Hotel possiamo sicuramente dire che è un concept album molto interessante, l’album è sostanzialmente una serie di racconti di persone e delle loro emozioni, problemi e difficoltà di tutti i giorni sia in campo sentimentale che di vita concreta, ad esempio, tra tutte Vagabondi è sicuramente un pezzo molto struggente ma con delle considerazioni nel testo degne di nota. Musicalmente è curato nei dettagli, ci sono sfumature rock con un pizzico di acustico anni sessanta che esalta maggiormente il testo dei brani. Si può ritrovare questa contaminazione del cantautorato anni sessanta nei testi oltre che nella musica, ricorre molto l’uso della metafora visiva che permette come in un libro di catturare l’attenzione e far immaginare la situazione al lettore, in questo caso ascoltatore.