L’arte con i piedi a terra

Che alcune scarpe siano belle, lo sappiamo.

Che alcune scarpe siano opere d’arte, lo possiamo scoprire.

Manolo Blahnik sceglie Milano per inaugurare la sua retrospettiva su 45 anni di carriera.

Oltre 200 modelli, di tutte le altezze, di tutte le fogge, di tutti i tessuti. Ma, sfortunatamente per mia mamma, quasi tutte di un solo numero, il 37.

Custodite come i preziosi gioielli quali sono, tra le teche di Palazzo Morando, queste calzature catalizzano su di loro tutta l’attenzione. Il colore assoluto è il punto di partenza dello stilista, e le sue creazioni saturano la stanza con una luce eterea, rendendo le statue e i quadri che le circondano mere cornici.

Wearable Art a tutti gli effetti, si ispirano ai coralli rossi del Mediterraneo, alla suntuosità delle sete cinesi, alla cultura spagnola e ai nipponici sandali geta.

Scarpe estremamente colorate o semplicemente arricchite da una fibbia gioiello. Calzature ironiche che strizzano l’occhio ad André Perugia e richiamano il tacco del famoso sandalo invisibile di Salvatore Ferragamo.

Un lavoro poliedrico che raggiunge l’apice emozionale nella sala ispirata al mondo vegetale, dove le creazioni prendono vita all’interno di una vetrina che invita lo spettatore a sconfinare con la sua mente nel Giardino dell’Eden, accompagnato in questa dimensione onirica da un’Eva nuda ma non scalza.

Prima che il blu elettrico della carta da parati dell’ultima stanza ci risvegli.

Dalle collaborazioni con Ossie Clark a quelle più recenti con Rihanna e Vetements, queste scarpe sembrano trascendere il tempo. Come le migliori opere d’arte, ben oltre la questione estetica.

Tutti gli iconici stilettos hanno un’anima in metallo che conferisce un’andatura stabile e sicura. Perché se indossare lo spillo è un’impresa per ogni donna, che almeno sia il più comodo e bello possibile.

Parafrasando la Maria Antonietta della Canonero, di cui Blahnik ha realizzato le chaussures, “se il popolo sta scomodo sui tacchi, che metta delle Manolo!”

Tra le calzature ispirate Al Guggenehim di New York o ad Alessandro Magno, questa mostra afferma il genio dello stilista spagnolo: pura esplosione creativa che unisce la fisica dell’effimero all’artigianato italiano, in un inno alla bellezza femminile.

Opere meravigliose e intelligenti, da vedere al Gran Ballo di Palazzo Morando prima dell’ultimo rintocco di mezzanotte.

E se doveste perdere le scarpette per la via, non temete.

Qui troverete quella adatta a voi.

V&A