Call me Joanne

Un cappello rosa, un profilo ed uno sfondo dalla tonalità pastello.

Dopo aver nutrito il Pop con pane e Armadillo Shoes, Lady Gaga torna irriconoscibile sulla scena musicale.

Lo scorso 21 ottobre esce Joanne, suo quinto album in studio.

Cos’è successo alla ragazza che si dona anima e corpo ai riflettori, sempre alla ricerca dello scandalo e dell’eccesso?

Probabilmente nulla.

Probabilmente tutto.

Stefani Joanne Angelina Germanotta cresce nell’Upper West Side di Manhattan, studia musica e teatro alla Tisch School of the Arts e fa la sua gavetta nei locali più squallidi di New York. Per assicurarsi un successo longevo si concede ad ogni tipo di pettegolezzo, posa per ogni tipo di giornale, indossa ogni tipo di abiti. E proprio quando tutti pensavano che non sarebbe più riuscita a stupire, Gaga ha messo via il vestito di carne e le parrucche, si è seduta al pianoforte, tra un reef di chitarra e uno di basso, facendo della normalità la sua nuova forma di trasgressione.
Oggi la Popstar esterna i suoi dolori e le sue sofferenze, al centro quella per la perdita della zia Joanne, in un disco che parla d’amore, illusione, speranza ed emancipazione.

Unisce alcuni trai generi musicali preferiti dagli americani -rock, country, pop- in una sonorità che sembra essere anni luce lontana dai suoi primi dischi, The Fame e The Fame Monster. Ma chi segue Lady Gaga da tempo non avrà avuto difficoltà nel riconoscere la sua anima anche in questo nuovo lavoro: Just Another Day sembra un pezzo estratto dal suo primo album, con sonorità alla Brown Eyes e Again Again; la traccia co-prodotta con Beck Hansen, Dancin’ in Circles, risente dell’eco erotica e musicale di singoli quali Dance in the Dark; canzoni come John Wayne e Diamond Heart esplodono in ritornelli che ricordano quelli di ARTPOP, quarto lavoro in studio. Menzione d’onore per Born This Way, album di cui ripropone le sonorità rock in chiave più matura, libere da fronzoli e sovrastrutture glam; il tutto condito con riferimenti “disneyani”: Angel Down suona malinconica come Feed the Birds di Mary Poppins, Come to Mama sarebbe perfetta come sigla di un cartone animato, mentre la title track Joanne non sfigurerebbe in un nuovo classico di Walt.

“Voglio esplodere all’età di trent’anni.”

Il desiderio di Lady Gaga è quello di essere presa sul serio, ora più che mai.

Se l’album Cheek to Cheek, inciso nel 2014 con il leggendario crooner Tony Bennett, è servito per dimostrare le sue capacità canore, oggi Stefani afferma ad alta voce che può essere Lady anche senza essere Gaga, mostrando una versione di sé più fruibile per il grande pubblico, all’insegna di quello che Virginia Woolf avrebbe chiamato un lacking in physical splendour: potrà mancare un teatro dell’eccesso e potranno venir meno outfit sopra le righe e beat da discoteca, perché quel che davvero importa è il contenuto.

Joanne non è che l’ennesima trasformazione di una Popstar eclettica, che da anni nutre i media con le sue infinite identità multiple, create per sopravvivere alla frenesia della Modernità Liquida.

Questa pluralità dell’io, che spaventa l’uomo comune, viene esasperata da Lady Gaga ogni volta in modo rumoroso e teatrale. Sa essere una, nessuna e centomila. Nell’arco di un giorno o di una vita intera.

E, per ora, ha scelto di indossare jeans e maglietta